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Porti con il freno tirato

LIVORNO – Ha detto il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli l’altro giorno alla Stazione Marittima al vertice sui dragaggi: i convegni sono utili, convegni come questo servono a evidenziare i problemi e anche ad indicare soluzioni. Giusto? Diciamo che è giusto.

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Potremmo però aggiungere che nella fattispecie i problemi sono noti da anni (17 anni, l’ha ammesso lo stesso ministro: 17 anni di tentativi di leggi correttive in Parlamento, sempre risultate inutili o contrastate dal pseudo-ambientalismo ideologico) e le soluzioni operative ancora non ci sono. Né sono uscite dalla pur articolata giornata di lavori voluta da Giuliano Gallanti.

D’accordo, parlarne fa bene. Ma fa male invece rendersi conto che dopo 17 anni – prendiamo per buone le parole di Matteoli – siamo ancora in attesa di qualcosa: una legge (il decreto di applicazione dell’art. 109 della legge del 2006) che è passata alla Camera ma frescheggia al Senato, un ulteriore passaggio nella bozza di riforma portuale (come l’Araba Fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa: con buona pace del suo coriofeo senatore Grillo), chessò, un miracolo calato dal Cielo. Matteoli l’ha ammesso con franchezza: così come siamo messi, i porti in Italia “stanno con il freno a mano tirato”, quando invece tutta l’Europa (tutto il mondo, bisognerebbe dire) sta correndo a investire e potenziare per essere pronta alla ripresa. Una ripresa che tra tre anni dovrebbe raddoppiare gli attuali 30 milioni di Teu che transitano nel Mediterraneo, di cui 19 milioni per l’Italia.

Nei ritardi, anzi nel tenere “il freno a mano tirato”, la politica ha le sue colpe e il ministro l’ha ammesso. Tra le colpe poi, c’è la sciagurata politica di un ambientalismo ideologico e fuori da ogni rapporto con la realtà, che ci impedisce di ributtare in mare anche un metro cubo di sabbia pulita prelevata dal mare, trattandola da rifiuto speciale. Un assurdo solo italiano, per cui i nostri fanghi (e sabbie più o meno pulite) vanno a caro prezzo in Germania o in Olanda dove le usano … per costruire banchine e piazzali utili a farci concorrenza portuale. Come si dice; becchi e bastonati. Aspettando il famoso e più volte auspicato art. 109 che dovrebbe allentare le maglie: ma anche qui, tante volte scottati, abbiamo i nostri dubbi. Per esempio, supererà l’altro assurdo divieto che fa parte della legge istitutiva del Santuario dei Cetacei (legge 11 ottobre 2001 n. 391, in vigore dunque da dieci anni) e che vieta espressamente ogni tipo di dragaggio e di conferimento in mare di materiali risultanti? Ci sono molti dubbi: e c’è davvero il pericolo che invece di semplificare si aggiungano complicazioni alle complicazioni. Come ha detto con popolare saggezza nello stesso convegno il presidente della Provincia Giorgio Kutufà: “Spesso il meglio è nemico del bene”. Altra diagnosi, ahimè senza però terapia applicativa.

E a proposito di convegni, se ne avvicina un altro, sempre sulle tematiche del porto, sempre a Livorno, sempre con il presidente Gallanti in primo piano. Si terrà martedì 12 luglio in Camera di Commercio nell’ambito dell’assemblea annuale di Confindustria locale. Che dire? Come sostiene Matteoli, è bene parlarne: salvo non si ecceda nel “convegnificio” fine a se stesso. Perché le diagnosi sono da tempo chiare: ciò che manca sono le terapie, e specialmente le terapie da subito.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
2 Luglio 2011

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