Le tante spine della Cilp

Dal “Reefer” alle auto per il Faldo, ma il vero problema per molti rimane l’eccesso di costo della manodopera – Le prospettive

Enzo Raugei

LIVORNO – Quasi centomila tonnellate di frutta esotica (banane della Dole) che scappano dal “Livorno Reefer” per approdare in containers a Civitavecchia. Circa 30 mila autovetture della Toyota che abbandonano anch’esse l’autoporto del Faldo e probabilmente il terminalista Cilp a favore della Sintermar (queste almeno restano a Livorno). Il persistente problema del surplus di manodopera rispetto al lavoro sulle banchine. E ancora: la quasi certa perdita degli accosti sull’alto fondale e della disponibilità degli ex magazzini Taf sulla stessa a favore delle crociere, la guerriglia da tempo in corso per i forestali con le altre imprese specialiste, la minaccia dell’autoproduzione sui traghetti ro/ro…

Non è un periodo facile per la Cilp livornese; che arriva a scontare problemi storici, in altri porti da tempo risolti con il ridimensionamento (o in qualche caso la sostanziale cancellazione) delle Compagnie portuali tradizionali. E c’è chi dice che i problemi accennati siano solo la punta dell’iceberg: tenuto a bada perché alle spalle della Compagnia c’è sempre – per ora – la Lega delle Cooperative. Che tuttavia non ha risorse illimitate.

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