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La strana guerra dell’Italia dei traghetti

ROMA – La regione Sardegna contro la Tirrenia di Onorato e Gnv. La Tirrenia contro la Saremar della regione Sardegna. L’Unione Europea contro (per adesso) la Tirrenia e lo Stato italiano. Insomma, ce n’è per tutti, in questa guerra dei traghetti che sembra l’indegna conclusione dello “spezzatino” della flotta dei traghetti pubblici.


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Ad oggi, l’unica ad esserne uscita “quasi” pulita è la Toremar, che ha superato anche gli ultimi ricorsi della concorrente Toscana di Navigazione, sta onorando i suoi impegni con il personale e si prepara a sostituire le unità più vetuste. Nel grande polverone per adesso sta tranquillo anche Pascal Lota con le sue navi gialle, che si è tenuto lontano dallo “spezzatino” ma è riuscito a mettere un piede – finalmente – sulla ricca rotta tra Piombino e l’Elba. Gli slots che ha ottenuto, grazie anche al meccanismo varato dall’Autorità portuale di Luciano Guerrieri (sulle indicazioni dell’Antitrust) non sono il massimo, ma nemmeno il minimo. Ed “entrare” è stato importante.

Se Lota sta alla finestra, gli altri stanno prendendosi a cannonate nei denti. Moby e Gnv, alleate su Tirrenia, hanno come noto sparato una raffica di ricorsi contro Saremar, la compagnia fortemente voluta dalla Regione Sardegna: ricorso all’Antitrust della Ue, ricorso al Tar di Cagliari e ricorso alla Corte dei Conti. Il motivo: con due navi noleggiate tra Civitavecchia ed Olbia (la corsa preannunciata da Livorno è finita nel nulla) e con la media di poche decine di persone e di mezzi trasportati in questa stagione, certo la Saremar non si mantiene da sola. E se la Regione Sardegna ci mette del suo, è concorrenza sleale del pubblico contro il privato.

Ma Cappellacci, cioè il presidente della regione Sardegna, da parte sua non se ne sta lì a prendere le cannonate. A sua volta ha inondato di ricorsi l’Antitrust di Roma e il Tar, sostenendo che Tirrenia non è che la foglia di fico di armatori che poi hanno un semi-monopolio sulle rotte per la Sardegna (Onorato con Moby ma anche gli altri della Cin, ovvero la proprietaria di Tirrenia) e che l’estate scorsa hanno fatto schizzare in alto i biglietti, mettendo in crisi turismo e pendolari sardi. L’ultimo affondo a difesa di Cappellacci è della settimana scorsa: “lo Stato paga 72 milioni all’anno – recita una nota da Olbia – per un servizio vergognoso”. Cioè quello di Tirrenia. Si ricorda che dopo l’incidente a Civitavecchia al traghetto Sharden (squarciato su una fiancata contro la banchina) Tirrenia ha sostituito la nave rotta con la Anthara, tolta dalla Napoli-Palermo dove è stata sostituita dalla Nomentana (“Non proprio nuovissima, ironizza la nota, perché è del 1980). E su Cagliari “si trascina adesso la gloriosa Clodia, trentaduenne”. A sostenere Cappellacci il deputato Pdl della Sardegna Mauro Pili che ha chiesto al governo di riferire sui disservizi di Tirrenia. E la guerra continua.

A.F.

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Pubblicato il
15 Febbraio 2012

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