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Ferro-cargo i privati nel Friuli

Guido Porta

UDINE – Sappiamo tutti che di convegni, parafrasando il vecchio detto sul senno del poi, sono piene le fosse. Però bisogna distinguere: e il convegno di qualche giorno fa a Udine, sulle proposte e prospettive della logistica ferroviaria in Italia, ha avuto il merito di ricordare sia una situazione da affrontare di petto, sia che ci sono imprese private disponibili a subentrare dove il pubblico – leggi Trenitalia – proprio non è capace o non vuole.

A Udine, organizzato dalla locale Camera di Commercio, il convegno ha anche portato in primo piano la Regione Friuli Venezia Giulia. Il cui assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi ha dichiarato in via ufficiale che “la nostra area ha reti ferroviarie che potrebbero supportare ben più traffico di quello attuale, sia per le merci che per le persone; per cui il problema vero non sono le reti ma è di far viaggiare più treni su quelle che ci sono”.


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E a far viaggiare più treni, è emerso dal convegno, ci stanno pensando i privati: InRail e Inter-Rail in primo piano, che con le associate FuoriMuro e TS operano anche nelle manovre ferroviarie portuali a Genova, Udine e San Giorgio di Nogaro. L’incremento di peso della loro attività è stato notevole, dal 15% del trasporto merci nel 2008 al 27% dell’ultimo anno. Ancora poco, rispetto alle potenzialità del territorio (l’ha rilevato il presidente della Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo) ma le stesse società private citate stanno a loro volta potenziando e investendo. Tanto che il Friuli Venezia Giulia è tra le prime regioni in Italia come logistica ferroviaria, in un’Italia che secondo la Banca Mondiale si trova al 22º posto sui 27 paesi dell’Unione Europea presi in esame.

Sul piano tecnico-strategico, Corrado Lenarduzzi dell’Udine-Cividale, Tullio Bratta di Inter Rail e Guido Porta di InRail hanno portato la loro esperienza ma anche i loro programmi. Ad ascoltarli, oltre 150 delegati di imprese, associazioni, banche, privati operatori. Tutti con un obiettivo, che è lo stesso di InRail (come ha dichiarato l’ingegner Porta): ridurre la forte quota di trasporto merci totale (oltre il 21%) che i porti del Nord Europa ci sottraggono per un più efficiente sistema ferroviario, coadiuvato da altrettanti efficienti sistemi burocratici e doganali. E fermandosi al solo trasporto ferroviario, aleggiava sul convegno il recente richiamo del presidente di Fedespedi Piero Lazzeri: “La percentuale di merce movimentata per ferrovia nei porti italiani – ha detto Lazzeri – si attesta sul 9,9% contro il 21, 4% della Germania che è la prima della classe”. Tutta colpa della nostra geografia “difficile”? Non scherziamo: anche prendendo solo gli orari della dogana, a Rotterdam si lavora dalle 7 alle 23,30 mentre a Genova dalle 8 alle 18. Basterebbe questo dato per spiegare molte cose: e per far capire che non basterà la buona volontà dei privati tipo InRail (o della società ferroviaria Austria Cargo di cui abbiamo parlato di recente a Trieste) se questo Paese non si darà una regolata anche su annessi e connessi. E a Udine è stato ancora una volta sottolineato.

A.F.

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Pubblicato il
18 Febbraio 2012

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