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Dragaggi Calambrone e logica

LIVORNO – A volte sfugge la logica: anche se, in un paese che si sconvolge per la farfallina di Belen – invece di plaudire per l’esibizione, una volta tanto, di qualcosa di bello – di logica in giro sembra esserne rimasta poca.


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E’ il caso dei dragaggi: sottocaso, la pulizia del Calambrone e della foce dello Scolmatore. Di recente il presidente dell’Authority Giuliano Gallanti ha calato le sue carte: le sabbie dell’isolotto che affiorava alla foce sono state tolte e distribuite sulle spiagge, le sabbie che sono sotto il pelo dell’acqua (cinque volte quelle tolte) aspettano la caratterizzazione per essere dragate e capire che farne; poi si potrà pensare a liberare la foce e a chiudere quelle stramaledette “porte vinciane” che riempiono di detriti la Darsena Toscana. Tempi? Gallanti è un portatore sano di ottimismo (anche per onorare la paga) e si è sbilanciato a promettere tutto in pochi mesi. I portatori (malsani) di pessimismo, che sono tanti, ironizzano e parlano di almeno un anno, fuori tempo massimo per gli impegni assunti con Yang Ming e altri.

I pessimisti sottolineano anche che il dragaggio-pulizia della bocca sud del porto, con 100 mila metri cubi da togliere in poco tempo, non sarà sufficiente in ogni caso a garantire la piena sicurezza delle manovre delle grandi full-containers annunciate dalla prossima primavera. Occorrerebbe togliere almeno 300/400 mila metri cubi di fanghi. Gallanti cita, a sostegno del suo ottimismo, il parere dei piloti. I piloti, che abbiamo interrogato, glissano: 100 mila metri cubi sono meglio di niente, ma lontani dalla sicurezza. Insomma, siamo al tiro dell’elastico. Sperando che non si rompa.

Poi ci sono anche coloro che, ragionando con la logica, pongono in questi giorni domande imbarazzanti. Ne cito una per tutte: se la foce del Calambrone è ostruita da materiali che a foce libera finirebbero tranquillamente in mare, perché allora non dragare e buttare gli stessi materiali direttamente in mare, invece di perdere mesi, quattrini pubblici e tante occasioni di traffici con le caratterizzazioni, la burocrazia tra enti, le bizze pisane eccetera?

Ci sono risposte logiche a questa logica domanda? Pare di no. C’è una risposta illogica: la legge sui dragaggi, che da anni si attende di cambiare (renderla più logica) e che come il coro dell’Aida continua a cantare “Partiam, partiamo” e non parte mai. Pare che il tentativo definitivo di farne una norma logica sia adesso nel decreto “Milleproroghe”. L’abbiamo già scritto. Non ci resta che sperare con gli ottimisti. Oppure metterci tranquillamente a piangere, dando ascolto ai pessimisti. Fate un po’ voi.

Infine, una mezza buona notizia: le “porte vinciane” funzionano, sebbene ostacolate dagli accumuli di sabbia e fango dalla parte dello scolmatore. I tecnici dell’Autority, insieme a quelli pisani, l’hanno verificato lunedi scorso e faranno altre prove, ma il primo risultato è positivo. Intanto continuano gli incontri, anch’essi tecnici, alla Regione Toscana per definire il protocollo di utilizzo perché non ne abbiano a soffrire gli insediamenti nautici della Darsena Pisana del Canale dei Navicelli. Né facile né semplice. Ma chi la dura la vince (speriamo).

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
25 Febbraio 2012

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