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Riforma delle Camere di Commercio tra dubbi e qualche “foglia di fico”…

Le preoccupazioni del personale, il problema degli accorpamenti e il salvataggio delle funzioni – Intanto le giunte di Livorno e Grosseto deliberano la “fusione”

Sergio Costalli

LIVORNO – Un progetto di riforma del sistema camerale che ha “andamento carsico”, come è stato detto in un incontro dei giorni scorsi, davanti ai dipendenti dell’ente camerale labronico, tra il senatore Giorgio Pagliari, relatore nella commissione affari costituzionali, il presidente dell’Unioncamere Toscana Andrea Sereni, il presidente camerale Sergio Costalli, il segretario regionale FP Cgil Debora Giomi e Maurizio Strazzullo, della Cgil livornese. Un progetto che non si capisce bene dove andrà ad approdare, ma che spaventa i dipendenti, preoccupa lo stesso sistema delle aziende, amareggia chi – come l’Unioncamere e le singole Camere di Commercio sta lavorando per razionalizzare, ridurre gli sprechi ed accorparsi (tra Livorno e Grosseto siamo molto avanti su questa linea: le rispettive giunte hanno deciso proprio in queste ore).
[hidepost]Secondo quanto è emerso dall’incontro – aperto da una lunga relazione a nome del personale camerale del funzionario livornese Alessandro Trotta – il progetto di riforma è partito in un modo, si sta sviluppando in modo quasi completamente diverso, e non c’è alcuna garanzia su come finirà: se e quando finirà.
Significativo l’intervento del senatore Pagliari; la sua tesi è che una riforma è necessaria, che quella proposta dal governo ha da essere corretta (e lui ha anche presentato alcuni emendamenti) e che occorre un movimento coeso anche da parte delle stesse Camere di Commercio per “rifondarsi”, o come ha detto ancora per “riattualizzarsi”. Con l’impegno, ovviamente, che la riforma non deve tagliare i posti di lavoro e comunque occorre salvaguardare il patrimonio di esperienza dei dipendenti.
Anche gli interventi del presidente livornese Costalli, del presidente di Unioncamere della Toscana Sereni, e dei due sindacalisti Giomi e Strazzullo, hanno fatto tutti riferimenti più o meno aperti alle “linee” delle problematiche esposte da Trotta in apertura: non tanto in difesa di un sistema che – è stato ammesso più o meno chiaramente – ha i suoi limiti e li riconosce, ma specialmente nel modo in cui il progetto di riforma è stato presentato, poi è stato lasciato a dormicchiare, poi improvvisamente riesumato, quindi ribaltato, poi ancora fatto esplodere con la “bomba ad orologeria” dei tagli economici, a cominciare dai diritti annuali delle imprese.
Sono temi già altre volte trattati, in particolare nei battaglieri interventi del presidente Costalli quando il progetto di riforma nella seconda metà dell’anno scorso tornò d’attualità. Temi che hanno avuto di nuovo al centro le problematiche dei dipendenti delle Camere di Commercio – problematiche sulle quali si sono spese di nuovo parole di solidarietà e di rassicurazione, non si sa bene su quale costrutto in quanto il progetto di riforma sembra ancora un’araba fenice – dipendenti che Trotta ha definito “stressati e demotivati”. Perché alla fine l’impressione emersa dal dibattito è che i dipendenti per primi si sentano vittime di una “guerra da parte del governo”: e che occorra, prima di tutto, capire bene che cosa succederà quando l’attuale progetto di riforma diventerà qualcosa di concreto. Se il progetto di riforma andrà avanti; o se si fermerà a metà strada, con qualche “foglia di fico” piazzata all’ultimo momento per dimostrare che si è cambiato tutto – come diceva il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa? – per non cambiare niente.
A.F.

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Pubblicato il
28 Febbraio 2015

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