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Fondali della Piattaforma Europa le soluzioni per gli escavi a 18 metri

Esistono già studi universitari che propongono impianti con pipe-line all’interporto e un sistema di trattamento dei fanghi per solidificarli e ridurre il volume – I tempi e i costi

Angelo Roma

Il comandante Angelo Roma, presidente di Assonautica Livorno e già candidato alla presidenza della Port Authority quattro anni fa, affronta in questa nostra intervista i temi del momento sui grandi progetti di sviluppo del porto labronico.

Comandante Roma, in un suo recente intervento il presidente della Regione Toscana, ha dedicato un’ultima battuta ai fondali e all’ipotesi di approfondirli anche a -18.
«Credo che l’OSC faccia bene a richiamare l’attenzione sul fatto che il porto debba essere pensato per rispondere alle sfide del futuro prossimo – ha detto in effetti il presidente Rossi – se portare i fondali a -18 ci costasse relativamente poco, potremmo pensare di adeguare subito i progetti, andando oltre i -16 metri oggi preventivati».
[hidepost]Ma ritiene che l’ulteriore escavo sia fattibile, specie sul piani o dei costi per gli smaltimenti?
«Il professor Nardini, noto ordinario di impianti chimici all’università, ha fatto uno studio di fattibilità (non ancora preliminare), che consiste nel proporre: 1) un collegamento via pipeline (8 chilometri) tra la sponda EST della Darsena Toscana (dove andrà il TCO) e l’Interporto; 2) un impianto di trattamento dei sedimenti di dragaggio dimensionato rispetto alle esigenze future di dragaggio. Separerà il “solido” da “acqua” (per ogni MC di solido, ce ne sono cinque di acqua) ed alla fine si produrrà materiale da riempimento».
Ma i costi sarebbero compatibili all’impianto generale dell’opera?
«Lo studio ha avuto nel frattempo un’evoluzione con una riduzione sostanziale dei costi che ora sono stimati in circa venti milioni (erano inizialmente quaranta). E’ stata definita con la Regione Toscana una soluzione che ingloba i fondi già stanziati per l’accordo di programma concernente lo scolmatore dell’Arno che prevede già finanziamenti per un impianto di trattamento fanghi che potranno pertanto essere bivalenti sia per lo scolmatore sia per i futuri dragaggi del nuovo (e vecchio) porto. Il protocollo è in fase di rinnovo perché è scaduto alla fine del 2014.
“Il progetto, inoltre, potrà essere sviluppato congiuntamente a quello riguardante la gestione delle acque industriali e potabili, che prevede anche la sostituzione e lo spostamento del depuratore della città di Livorno (Rivellino) per il quale è già stata contattata la BEI che ha dato ampia disponibilità al finanziamento».
Sembra una indicazione concreta e anche possibile…
«La soluzione per la gestione dei fanghi è come si è detto già disponibile, a condizione che si parta al più presto: anche in anticipo rispetto al progetto Darsena Europa. Perché, come ben sappiamo, per la realizzazione della Piattaforma Europa il problema principale da risolvere, è che farne dei sedimenti di dragaggio. Senza questa soluzione tutto il resto, che comunque arriverà non prima della fine del 2022, non sarà possibile. Riassumendo: i fondali a -16 metri garantiscono che tutto il materiale dragato sia riutilizzato, mentre i fondali a -18 metri ci lasciano da ricollocare 2,5 o 3 milioni di metri cui in più, ma anche per i quali, come ho indicato, esiste una soluzione».
A.F.

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Pubblicato il
6 Giugno 2015

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