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Tanti posti-lavoro per i giovani ma la formazione non dà risposte

Vincenzo Boccia presidente di Confindustria

ROMA – L’assise “Orientagiovani”, giunta alla venticinquesima edizione per iniziativa di Confindustria, ha aperto uno spaccato di visione per le richieste delle imprese 4.0 sulla formazione professionale e sulle opportunità di lavoro per i giovani. Nei settori più importanti del made in Italy – è stato sottolineato – nei prossimi tre anni ci saranno a disposizione quasi 200 mila posti di lavoro: ma dalle informazioni disponibili, ci saranno difficoltà a reperire le professionalità richieste, che saranno di tipo medio-alto e che sono definite “oggi quasi introvabili”. Perché la formazione è ancora carente e perché il mondo della scuola ha pochi rapporti con quello delle imprese, per cui non segue il trend delle richieste reali. “Le nostre imprese di domani – ha dichiarato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – hanno sempre più bisogno di giovani, ed è quindi indispensabile varare a livello nazionale un grande piano dedicato proprio alla preparazione di figure professionali adatte. In particolare bisogna avvicinare la scuola alle imprese per aiutare gli studenti nelle loro scelte professionali”. Boccia ha ricordato che “l’Italia, paese povero di materie prime e quindi impegnato nei processi di trasformazione con un brand che è riconosciuto a livello mondiale, deve puntare sul capitale umano, con approfondimenti che valorizzino conoscenza e talento”.

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Per quanto anche in Italia si siano sviluppati nel tempo  insegnamenti a livello professionale accettabili, sarebbe ancora scarsa secondo Confindustria la conoscenza dei percorsi “subito professionalizzanti” sia da parte di alcune scuole, sia da parte delle stesse famiglie. Permarrebbe l’ingiusta prevenzione verso le scuole tecnico-professionali, considerate quasi di seconda serie rispetto ai licei classici e scientifici. Sempre secondo l’associazione delle industrie, oggi ci sono crescenti difficoltà a trovare tra i giovani tecnici di laboratorio, analisti chimici, informatici avanzati, modellisti, esperti nella lavorazione del legno per i mobili, eccetera.

C’è infine un altro problema, sottolineato di recente anche da Pier Luigi Maneschi, manager di primo grado nel settore della logistica marittima e portuale, durante la consegna di attestati ai propri dipendenti nell’incontro avvenuto alla Sisam di Livorno, ed è la scarsa propensione dei giovani ad accettare lavori “dinamici”, che comportano cioè spostamenti di sede, missioni all’estero, orari “scomodi” e responsabilità oggettive. Proprio per premiare i dipendenti che invece si sono dimostrati disponibili, Maneschi e le sue aziende hanno voluto tenere l’incontro livornese. Che può essere un esempio per le aziende a “scovare” chi tra i giovani è pronto per il mondo del prossimo futuro.

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Pubblicato il
26 Gennaio 2019

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