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Crescono servizi e costruzioni ma la logistica resta al palo

LIVORNO – La fine del secondo trimestre 2019 vede una sostanziale stabilità in ottica tendenziale nel numero delle imprese registrate ed un aumento congiunturale, grazie ad un positivo saldo fra iscrizioni (in buon aumento) e cessazioni. Crescono i comparti dei servizi, tranne la logistica e, finalmente, le costruzioni. Continuano i processi di capitalizzazione e di “plurilocalizzazione” del tessuto imprenditoriale locale. Dai rilievi dell’ufficio statistiche della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, al 30 giugno 2019 le sedi d’impresa registrate in provincia Livorno ammontano a 32.881 unità, 36 in meno rispetto alla stessa data del 2018: in termini relativi una perdita dello 0,1%, andamento in linea con quanto avvenuto in ambito sia regionale sia nazionale. Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche in questo caso si riscontra una variazione congiunturale positiva (+0,5%).

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Continua a manifestarsi una robusta crescita tendenziale delle società di capitale (+3,5%) ed al contempo un arretramento più o meno sostanzioso delle altre tipologie giuridiche (imprese individuali -0,5%, società di persone -2,7%, altre forme giuridiche, -2,6%). La nostra provincia appare comunque ancora in ritardo per quanto concerne la diffusione di società di capitale; infatti quest’ultime rappresentano circa il 23% del totale, ossia 5/6 punti percentuali in meno nel confronto coi più elevati ambiti territoriali.

Le sedi d’impresa attive si contano in 28.228 unità, ossia 111 in meno su base tendenziale (-0,4%). Nessuno dei quattro sistemi economici locali (SEL) mette a segno una variazione tendenziale positiva: si rileva la sostanziale stabilità solo nel SEL capoluogo, mentre per gli altri si calcolano solo riduzioni numeriche, la più preoccupante delle quali ha interessato la Val di Cornia (-1,0%).

Nati-mortalità. Nel trimestre in esame sono state ricevute 526 iscrizioni ed operate 369 cancellazioni d’impresa, per un saldo positivo di 157 unità. Sul piano tendenziale, a conferma di un certo ritrovato dinamismo, le iscrizioni risultano in aumento (+4,6%), così come accade alle cessazioni (+1,7%). Il tasso di natalità è comunque superiore a quello di mortalità, tanto che si calcola una tendenza alla crescita di 0,5 punti percentuali (tasso di crescita trimestrale).

Passando alle variazioni tendenziali per settori economici, fra quelli numericamente più rilevanti si osserva l’ennesimo balzo in avanti delle imprese che svolgono attività di alloggio e ristorazione (+0,5%) e, più in generale, di tutti i comparti del settore terziario, con l’esclusione della logistica (-1,2%). A questi va aggiunta la variazione tendenziale positiva del settore primario (+0,3%), nonché quella più significativa dalle costruzioni (+0,5%), ossia del settore che ha subito più di tutti gli altri gli effetti della crisi economica globale, in termini di impatto sul valore aggiunto prodotto e per l’enorme perdita d’imprese e di lavoratori. Le costruzioni sono anche il settore per il quale permane a tutt’oggi lo stato di crisi anche se comincia a vedere la proverbiale luce in fondo al tunnel.

Come già emerso nei trimestri precedenti, più precisamente da oltre due anni, le attività manifatturiere ed il commercio (entrambi -1,3%) continuano in un percorso di riduzione numerica.

Le unità locali registrate ammontano a 8.518 (5.033 aventi sede in provincia e 3.485 fuori provincia). Nel trimestre in esame si è rinnova la crescita tendenziale di entrambe le tipologie (+2,0% sede fuori provincia e +1,7% sede in provincia). Il livello di “plurilocalizzazione” (0,26 unità locali per ogni sede) resta più elevato sia della media regionale, sia di quella nazionale.

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Pubblicato il
7 Settembre 2019

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