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Turismo in crisi, balneari nel dramma

MILANO – L’hanno già definito uno tsunami: e forse a qualcuno del settore non piacerà che abbiamo provato a scherzarci sopra – per alleggerire la tensione – con la vignetta qui vicina, ripresa da un quotidiano viareggino e che affronta il tema con disperata ironia. Ridere un momento invece di piangere soltanto può essere una terapia.

Passando alle cose serie, secondo i dati del Ministero il Covid-19 ha già provocato 442 mila posti perduti nel settore del turismo italiano, di cui 190 mila tra gli “indipendenti” e 232 mila tra i dipendenti delle imprese private piccole e grandi. L’Istat calcola a sua volta che nel settore del turismo e connessi si arriverà ad una perdita di almeno 500 mila posti di lavoro. E i sindacati a loro volta sono più pessimisti ancora.

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Il tema più dibattuto in questi giorni riguarda il turismo balneare con annesso il turismo nautico minore, che è quello delle migliaia e migliaia di barchette costiere costrette ancora non si sa fino a quando a rimanere all’ormeggio o sotto le tettoie. Per gli stabilimenti balneari ogni giorno da Pasquetta in su ha già rappresentato una perdita, perché molti bagni avevano in programma di aprire per le feste grazie anche al ritorno del bel tempo. C’è di peggio: in questo periodo dell’anno, da metà aprile in poi, gli stabilimenti balneari e i porticcioli turistici storicamente avviano i lavori di manutenzione alle strutture, in vista dell’apertura ufficiale che è quasi sempre il 1° maggio (ma spesso veniva anticipata di una settimana a seconda del meteo). La manutenzione, raccontano i gestori dei bagni, fino a due giorni fa non era ancora autorizzata, e non si è ancora capito bene se si potrà fare da oggi in poi. In ogni caso, con ritardo e con tutte le limitazioni che riguardano una stagione ancora a rischio.

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Pubblicato il
15 Aprile 2020

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