Il Piano di Sviluppo Strategico per il rilancio del sistema Lazio

Francesco Maria di Majo

CIVITAVECCHIA – Il presidente della AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale Francesco Maria di Majo è oggi impegnato, oltre al normale funzionamento del suo “sistema”, sul tema del nuovo Piano di Sviluppo Strategico che la Regione ha voluto avviare con una serie di obiettivi concreti, che aiutino a uscire dalla crisi Covid ma anche a superare le paludi della burocrazia. Ecco la nostra intervista.

Presidente, come nasce il Piano di Sviluppo Strategico?

La Regione Lazio ha conferito alla AdSP di coordinare il gruppo di lavoro composto da 12 esperti per redigere il documento con obiettivi, piani di azione ed altri elementi che per legge devono essere indicati per la costituzione delle Zone Logistiche Semplificate.

Abbiamo ultimato la nostra bozza che trasmetteremo in questi giorni alla Regione per l’adozione. Attraverso il PSS si semplificano le procedure amministrative, si prevedono incentivi e contributi ed anche misure di finanza innovativa che, grazie a garanzie pubbliche, possono essere riconosciute a favore delle imprese che intendono insediarsi nelle aree ZLS. Le ZLS, come le ZES, sono incentrate sul settore della portualità in considerazione della sofferenza che questo sconta, con la differenza che le seconde beneficiano di un credito di imposta. Oggi stiamo approfondendo la possibilità di concedere il credito di imposta anche alle ZLS limitatamente alle aree che godono di aiuti a finalità regionale. Con il PSS si vuole creare un valore aggiunto per facilitare nuovi insediamenti produttivi nelle aree portuali e retro portuali della regione per favorire lo sviluppo della parte commerciale e colmare il gap di un traffico che in prevalenza non passa dai porti di Civitavecchia – attualmente caratterizzato dalle crociere -, Fiumicino e Gaeta.

Dal lato delle opere infrastrutturali quali sono gli interventi prioritari previsti nel PSS?

Quelli atti ad una interconnessione efficiente fra i porti con le reti trasportistiche principali della regione. Vogliamo incrementare l’utilizzo del vettore ferroviario per l’arrivo e la partenza delle merci nel porto poiché è il più performante anche a livello ambientale. Portiamo avanti un progetto importante, che è stato anche premiato dall’UE nell’ambito del Bando CEF con un contributo a fondo perduto di 4 milioni di euro, che riguarda il potenziamento e l’adeguamento della linea ferroviaria che entra nel porto di Civitavecchia con i criteri più avanzati dal punto di vista degli asset ferroviari. Questo progetto ha mosso complessivamente 30 milioni di euro e la Regione ha molto interesse che venga realizzato.

Altri progetti riguardano il ripristino dell’interconnessione ferroviaria Formia-Gaeta, di quella fra Civitavecchia-Capranica-Orte che giunge fino ad Ancona per il collegamento con l’Adriatico, e ancora il progetto del collegamento tra Civitavecchia e Pomezia-Latina, a supporto dei settori farmaceutico e chimico che in quell’area sono molto sviluppati e che contribuiscono a fare del Lazio la seconda regione d’Italia per PIL nazionale (con l’11,5%), dopo la Lombardia. Anche dal lato stradale i progetti di connessione sono molti ed importanti – fra questi la congiunzione fra l’A12 Civitavecchia-Roma con la Roma-Latina per bypassare il raccordo anulare e facilitare i collegamenti diretti fra il porto e i centri logistici con notevoli abbattimenti di tempo. Progetti dunque fondamentali affinché i porti del Lazio diventino finalmente i porti di riferimento della propria importante economia regionale, che peraltro già si estende oltre i propri confini servendo le acciaierie di Terni in Umbria, il sud della Toscana e il nord della Campania, oltre a raggiungere anche, con l’intermodalità, l’Adriatico nel progetto che congiunge Barcellona con Patrasso. A questo fine è molto importante che oggi l’interporto di Civitavecchia, che dista solo 2 km dal porto, sia di nuovo operativo dopo 10 anni di mancato avvio: proprio in questi giorni ha stretto un accordo di collaborazione con il centro logistico di Santa Palomba Pomezia e con il Consorzio Autotrasportatori Civitavecchia (CAC) assicurando questo collegamento viario.

In termini di tempi e capacità di attuazione di questo piano strategico, anche in considerazione del periodo particolare che stiamo vivendo a causa del Covid, cosa prevede?

Siamo “fortunati” nella sfortuna dell’emergenza sanitaria: questa consente a noi come AdSP, allo Stato e alle Regioni di avere più flessibilità e di prevedere dei contributi in termini di aiuti di Stato che in altro periodo non sarebbe stato possibile erogare. La Commissione Europea ha infatti adottato un atto che consente agli stati membri di dare prestiti in questa fase che, normalmente, non avrebbero potuto erogare. L’altro aspetto è che siamo in un momento storico di nuove programmazioni finanziarie, in primis quella della UE 2021-2027. In pratica possiamo mettere a sistema tutti i diversi interventi: europei, regionali, nazionali. L’attuazione di tutti questi provvedimenti non è comunque semplice e per questo come AdSP, nell’ambito del PSS, creeremo una struttura di supporto per le imprese che ne avranno bisogno.

Come tempi stimiamo, dato l’interesse dichiarato, che il PSS possa essere adottato subito dopo l’estate; ciò consentirebbe di sfruttare la finestra degli aiuti di stato valida fino a fine 2020. Questo PSS avrà un taglio focalizzato anche sull’eco-innovazione e sugli aspetti ambientali: la ZLS diventerà un laboratorio di eccellenza per lo sviluppo dell’economia sostenibile a favore soprattutto del comparto marittimo.

Ma è importante che il PSS venga approvato in questi tempi perché le imprese – che sono in grave crisi – hanno bisogno di risposte rapide; per questo abbiamo previsto un sistema di finanziamenti che non chiede loro garanzie reali: sarà la Regione a rilasciarle, come già è stato fatto in Campania.

Qual è il suo parere sui provvedimenti del Decreto Rilancio per il comparto marittimo?

A mio parere il ministro De Micheli ha fatto uno sforzo non facile per riconoscere almeno un fondo alle AdSP che si trovano nella difficoltà di soddisfare le richieste di riduzione o addirittura azzeramento dei canoni concessori da parte delle imprese che hanno subito riduzioni del fatturato almeno del 20% e quelle di contributi da parte delle Compagnie Portuali, oggi tutte in sofferenza. I 6 milioni stanziati non sono sufficienti ed auspichiamo che in sede di conversione di legge lo stanziamento possa essere aumentato. Oggi l’avere una base giuridica che riconosce alle AdSP queste somme è un fatto molto positivo.

A Civitavecchia permarrà comunque un grosso problema: il porto – per scelte precedenti alla mia gestione – è sempre stato caratterizzato dalla prevalenza del traffico traghetti e crociere ed in questa fase siamo perciò molto penalizzati dalla sproporzione del rapporto fra crocierismo e merci. In carenza di queste entrate dobbiamo comunque coprire le spese dei servizi di interesse generale che sono essenziali. Spero che il ministro comprenda la specificità del porto di Civitavecchia riconoscendo, come è stato fatto per Genova con il crollo del ponte Morandi, un contributo addizionale ad hoc.

Quando ritiene possano ripartire le crociere?

L’immaginario collettivo è rimasto ancorato all’episodio infelice, trasmesso dai media in tutto il mondo, della Diamon Princess in Giappone che ha reso, a mio parere, una visione distorta di questa criticità. Le navi da crociera di ultima generazione consentono di gestire in modo molto efficace i casi di Covid. Nell’evenienza di un potenziale caso di Covid si adottano misure immediate di contenimento ed autoisolamento della persona forse infetta. In questa fase le restrizioni sulle crociere a mio avviso non sono più necessarie ed il traffico, con il rispetto del distanziamento sociale e quindi con minor numero di passeggeri a bordo e in maniera graduale, potrebbe ripartire nelle prossime settimane.

Con l’Autorità marittima, l’ASL e l’USMAF di Civitavecchia abbiamo discusso sui protocolli da adottare al momento della ripartenza delle crociere che prevedono tutte le strutture necessarie a terra per il pronto intervento per un eventuale caso emergenziale e codici comportamentali adeguati.

Questa difficile fase ha dato modo di far capire quanto sia necessario che il porto di Civitavecchia debba sviluppare il traffico commerciale a servizio della capitale e di questa regione; riponiamo quindi molta fiducia in questo PSS e soprattutto sulle misure di attuazione che seguiranno per implementarlo.

Cinzia Garofoli

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