Uggè conferma il blocco dei Tir e avverte: occhio all’ordine pubblico
«Noi ci siamo, finora il governo no». Messaggio a Piantedosi

L’intervento di Paolo Uggè, storico leader dell’autotrasporto
MILANO. «Coe ciacole no se impasta e fritoe»: è un proverbio veneto – l’equivalente del toscano “i discorsi non fanno farina”… – ma anche un “tic” linguistico del ministro Carlo Bernini quando la controparte sindacale si arrampicava un po’ sugli specchi in discorsoni e riportare invece la discussione sul merito delle cose. Paolo Uggè, storico leader dell’autotrasporto e ora alla testa di Unatras, il coordinamento del “fronte dei Tir”, l’aveva già usata quindici anni fa nel giorno dell’addio a questo politico veneto con certificato di nascita emiliano. Se torna adesso a rispolverarla dalla tribuna della fiera Transpotec Logitec a Milano, è per dire quel che non va nel rapporto con il governo al quale inizialmente pure non aveva risparmiato una certa qual apertura di credito.
Uggè lo ripete mentre è ancora sul tavolo l’idea del fermo dell’autotrasporto per cinque giorni dalla mezzanotte di domenica 24 maggio fino a tutta la giornata di venerdì 29 maggio. Di fatto è una conferma del blocco: il governo non manda i segnali attesi e, ribadendo una frase già sottolineata: «se si ferma il trasporto, si ferma il Paese». Lo fa parlando con i galloni di Unatras, la costellazione di organizzazioni dell’autotrasporto che rivendica di rappresentare il 90% della categoria.
Nell’intervento in occasione dell’evento-clou milanese, Il numero uno di Unatras sottolinea come i dati dell’Albo dimostrano che «le imprese di autotrasporto hanno investito e che negli ultimi anni si è invertita una tendenza»: eppure il governo – aggiunge – «oggi sottrae alle imprese quei 20 centesimi al litro che venivano compensati in applicazione di una direttiva europea». Sia chiaro, come ribadisce Uggè «non si trattava di un favore bensì dell’attuazione di una norma comunitaria che consente agli stati membri di allineare la fiscalità sui carburanti a un’aliquota media europea».
Uggè ricorda che «dal 2004 questo meccanismo è stato applicato consentendo alle imprese di autotrasporto di compensare una quota dell’accisa sul gasolio (inizialmente circa 20 centesimi, oggi quasi 27) riducendo così l’impatto del costo del carburante sull’attività di trasporto e quindi sul sistema economico». Cosa fa adesso il governo? «Toglie questa compensazione alle imprese del trasporto merci e utilizza di fatto quelle risorse per finanziare una riduzione generalizzata del prezzo alla pompa».

Il leader dell’autotrasporto sottolinea che questo viene passato sotto silenzio così come si è silenziato «quel che potrebbe accadere se il governo non dimostrerà di esserci e di interessarsi davvero a questo settore». Uggè non pretende che siano «accolte tutte le richieste degli autotrasportatori», ma quantomeno che si apra «un confronto serio» che verifichi «le condizioni necessarie non solo per l’autotrasporto, ma per l’intera economia». Anche qui va a pescare la citazione di un big dell’economia dei trasporti anni ’90, quel Lorenzo Necci che è stato il “padre” dell’Alta Velocità: «La logistica – spiega Uggè – è quella funzione che consente al sistema produttivo di far arrivare in tempo utile le merci prodotte e trasformate. Se si ferma il trasporto, si ferma il Paese». Ne consegue una domanda: «Chi governa l’ha davvero compreso? E lo hanno compreso chi dovrebbe evidenziare questi aspetti nel dibattito pubblico?».
Ma Uggè – che, lo ricordiamo, è sulla breccia da decenni e ora è anche presidente della Fai – sembra intenda mostrarsi più preoccupato che aggressivo: «Se l’autotrasporto, di fronte alla mancanza di risposte su misure che potrebbero essere trovate, non otterrà attenzione, il rischio blocco è concreto. Noi vogliamo evitare tutto questo, ma bisogna rendersi conto delle possibili conseguenze». Poi, perché si capisca bene che non è il solito tira-e-molla fra controparti, evoca un fantasma: fra le conseguenze richiama anche quelle «sul piano dell’ordine pubblico».
Il numero uno del fronte Unatras dell’autotrasporto ne parla come di un contesto di condizioni che spinge pericolosamente sull’orlo del baratro l’autotrasporto. «Certo, esistono sensibilità diverse, ma – afferma – credo che su questo tema vi sia ormai un forte coinvolgimento della gran parte delle imprese, che non riescono più a sostenere la situazione». Quindi rincara: «Molte terranno semplicemente fermi gli automezzi. E allora il problema sarà fare i conti con i danni economici e sociali che una situazione del genere potrebbe provocare non all’autotrasporto, ma all’intero sistema produttivo del Paese».
Il richiamo al rischio di problemi di ordine pubblico torna là dove, indicando per nome e cognome l’interlocutore nel tentativo di «sensibilizzare le istituzioni», non parla tanto del ministro delle infrastrutture (Matteo Salvini) come sarebbe naturale quanto semmai del ministro dell’interno (Matteo Piantedosi) per «evidenziare le possibili conseguenze di un fermo dell’autotrasporto e indicando possibili soluzioni».
Uggè a nome di Unatras punta il dito: «Noi ci siamo. Chi finora non c’è stato, al di là delle parole, è il governo». Infine: «Ci attendiamo un’assunzione di responsabilità, perché solo così si potranno creare le condizioni per garantire al Paese un sistema logistico e dei trasporti capace di mantenere e accrescere la competitività dell’economia nazionale».











