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Trieste, così la porta a mare dell’Europa

Zeno d’Agostino

TRIESTE – Ci siamo “infilati”, è il caso di dirlo, tra una riunione e l’altra, tra una telefonata internazionale e una delegazione. Perché se c’è qualcuno che sul piano della gestione del proprio sistema portuale ha una dimensione e una visione internazionale  è proprio lui, Zeno D’Agostino. In tempi di pianificazione logistica nel quadro della visione dell’UE, una cosa è chiara: la porta marittima dell’Europa nel Mediterraneo Centrale è Trieste. Ed è una porta dove si parla poco e si lavora molto.

Presidente D’Agostino, tutti i porti stanno correndo per proporsi nel “Recovery Plan” del Governo, in molti casi con un gran battage. E Trieste?

“Noi l’abbiamo fatto, con un articolato documento frutto di un comitato di esperti, già alla fine di settembre. Lo abbiamo chiamato “Adria Gateway”, guarda a tutto il sistema e comporta un investimento intorno ai 200 milioni. Lo si trova anche nel nostro sito. Per il resto le nostre proposte possono essere riassunte in poche parole: vogliamo un sistema che risponda alle esigenze dei traffici con il minimo possibile di intoppi. E vogliamo anche che il porto – e suggeriamo che il concetto valga per tutti i porti nazionali – non sia più un divoratore di energia, ma anzi diventi un hub produttore. Sulla base di questo criterio stiamo già lavorando, sapendo bene che altri scali del Nord Europa sono già più avanti”.

Produrre energia per i propri bisogni sembra utopico…

“Tutt’altro, perché è un’esigenza primaria non solo per lo scalo ma anche per la città. Già quando attraccavano, e torneranno ad attraccare, due navi da crociera insieme, l’assorbimento di energia elettrica per le loro necessità metteva in crisi la fornitura urbana pesando per il 33% del totale. Dobbiamo guardare oltre, fare si che anche le navi che entrano in porto ci forniscano energia, non la richiedano. Ovvio che per cambiare questi schemi occorre una pianificazione nazionale e non una singola iniziativa di un singolo porti. Ma dovremo arrivarci: ovviamente con una politica in questo senso in campo nazionale, che consideri anche il costo dell’energia, la trasformazione “green” delle fonti energetiche, il “premio” a chi opera fattivamente nelle direzioni pianificate da UE e dai paesi extra UE più progrediti. Qualcosa è stato già fatto: il costo dell’energia per i porti è stato ridotto. Bisogna continuare su questa strada”.

In effetti le nuove generazioni di navi vanno in questa direzione, visto che le “Eco” di Grimaldi arrivano in porto con una riserva di elettricità stivata in batterie agli ioni di litio e sufficiente per tutti gli usi di bordo all’ormeggio.

“Sono il risultato di aver visto giusto in campo logistico, come a terra si è visto giusto nella modalità multipla, favorendo come facciamo noi l’alta capacità ferroviaria. I nostri treni ormai sono i principali vettori per tutta l’Europa Nord-Orientale arrivando fino a Kiel ed oltre. E grazie alla previdenza dei progettisti delle gallerie sui nostri valichi, non ci sono i limiti di sagoma come invece succede per i porti del Tirreno. Ne abbiamo parlato a lungo con RFI anche nel master che tenemmo a Livorno proprio sulle problematiche delle gallerie tra Livorno, Firenze e Bologna”.

Problematiche non certo a soluzione immediata, che riconfermano Trieste come “porta” prioritaria da tutto l’Est Mediterraneo: che tra l’altro non si ferma con la pandemia.

“L’aver creato un rapporto di lavoro intenso per i traffici della Turchia ha dato e continua a dare buoni risultati. Tanto che il terminal turco in porto è ormai saturo e proprio in giorni scorsi abbiamo ospitato una loro nuova ro/ro sulla piattaforma logistica, con una cadenza di arrivi molto stretta. Ci abbiamo lavorato molto, con molti tavoli e molti incontri. Ma c’è il risultato”.

Presidente, ha toccato un tasto per noi livornesi dolente, e non solo per noi: i tavoli, il colloquio, gli accordi. Non andate avanti o meglio, indietro a colpi di TAR…

“La conflittualità sui porti fa parte della realtà, specie quando gli spazi sono pochi. Anche noi abbiamo un problema su Monfalcone, ma sono sicuro che con il dialogo tra le parti arriveremo a risolverlo. Ecco: il dialogo, gli incontri, la riaffermazione che è interesse comune far lavorare il porto e chi ci investe, sono la chiave di tutto. Quando si apre un contenzioso bisogna affrontarlo con spirito di collaborazione, accettando anche qualche inevitabile compromesso. Irrigidirsi è sempre negativo, non porta risultati. Lo ripeto: quasi sempre è molto faticoso, ma il colloquio, la collaborazione, il dialogo costruttivo tra le parti sono il modo migliore per affrontare i contenziosi.

Perché far funzionare il sistema è nell’interesse di tutti e anche del Paese.”

Antonio Fulvi

Pubblicato il
24 Marzo 2021

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