La logistica dei veicoli nel dramma

BRUXELLES – La guerra in Ucraina sta impattando in modo drammatico in molti settori vitali della logistica. Quello del trasporto via mare dei veicoli è tra i più esposti e con esso i porti, come scrive ECG, la piattaforma europea della logistica automobilistica, di cui fa parte anche il Gruppo Grimaldi.

“Il nostro settore – sottolinea ECG – è al fianco dell’Ucraina e probabilmente in Europa è quello che impiega il più alto numero di cittadini ucraini. Abbiamo lanciato una raccolta fondi per sostenere i membri attivamente coinvolti nella crescente crisi umanitaria causata dalla guerra. Allo stesso tempo, si stanno registrando gravi impatti sul settore su vari fronti che devono essere attenuati. Il risultato è un altro anno di crisi, il terzo dopo il Covid e la carenza di microchip.”

“Ancora una volta – continua il portavoce di ECG – le catene di approvvigionamento globale sono state messe a dura prova, rivelandosi nuovamente deboli: l’industria automobilistica è fortemente dipendente dall’Ucraina per l’approvvigionamento di vari componenti e di materie prime. Il problema più grave e immediato sembrano essere i cablaggi, fabbricati in grandi quantità in Ucraina da una numerosa forza lavoro che non potrà essere facilmente replicata e sostituita altrove. Intere fabbriche sono già state chiuse senza una data di riapertura prevista e i produttori prevedono già che queste si protrarranno non per settimane ma bensì mesi”.

“L’inflazione, già alle stelle prima dell’inizio del conflitto, sta continuando a crescere a causa dell’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. Il prezzo dell’energia in particolare continua a oscillare rapidamente toccando livelli record e causando seri problemi al settore. Le clausole sul carburante e sul bunker ampiamente utilizzate nei contratti, non permettono più agli operatori di far fronte a questi cambiamenti per i quali sono state concepite e quindi di ricevere il compenso appropriato. In 6 mesi il prezzo del bunker è raddoppiato provocando un aumento dei costi di alcune navi pari a 25.000 dollari al giorno! In Italia, molti proprietari/autisti – i cosiddetti padroncini – che operano nel settore avrebbero smesso di lavorare piuttosto che accettare tariffe che fanno loro perdere denaro.

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