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E il mondo è affamato di mega-yacht

PIOMBINO – Il mercato italiano degli mega-yacht tira, con incrementi a due cifre e con una pioggia di ricchezza impressionante. Ma quasi tutti i grandi gruppi cantieristici hanno il problema degli spazi: pochi in relazione al carico di lavoro. Inoltre la vera redditività del settore non è tanto nella costruzione degli scafi nudi ma negli allestimenti e negli arredamenti, quasi sempre custom, cioè personalizzati sul gusto dell’armatore. Conclusione: conviene ai cantieri far costruire ad altri gli scafi nudi – sia pure con strettissime specifiche e controlli – e poi farseli consegnare per trasformarli in lussuosi navi da sogno.

Una lunga premessa, me ne rendo conto, per arrivare al nuovo business di PIN a Piombino: costruire scafi metallici per mega-yacht, da trasferire poi ai cantieri titolari. Il carico di lavoro di PIN in questo campo sta letteralmente triplicando di anno in anno: carico di lavoro redditizio ma anche impegnativo, perché si tratta pur sempre di oggetti sofisticati, che non permettono approssimazioni. Ci sono altri esempi di questo “decentramento” degli scafi di yacht: uno per tutti quello della darsena di Pisa in fondo al Canale dei Navicelli, che però ha insuperabili limiti dimensionali causa i ponti sul canale (quello dell’autostrada prima di tutto) e le strettoie di accesso al mare (Darsena Toscana del porto di Livorno con le sue chiuse vinciane). In Adriatico c’è lo stesso problema, con le stesse soluzioni.

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Qualcuno si chiede se quello dei mega-yacht sia un mercato più o meno effimero, quindi affidabile sul lungo periodo. Ma la risposta degli analisti è che il mondo sta andando verso ulteriori radicalizzazioni, con gente sempre più povera (la massa) e più ricca (le élite). Finché almeno non conterà tanto lo scafo ma l’arredo e l’eccellenza del Made in Italy, nemmeno la concorrenza dei Far East Asiatico può spaventare.

(A.F.)

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Pubblicato il
19 Aprile 2023

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