Sorpresa: spunta un nuovo carburante, è l’etere dimetilico
Si adatta ai motori tradizionali, la Cina prova a scommetterci

Etere dimetilico, nuovo carburante nello stabilimento di produzione in Cina
SHANGHAI (Cina). In sigla si chiama “Dme” e sta per etere dimetilico: se ne è parlato all’ultimo conclave tecnico di “Marintec China” organizzato a Shanghai per sondarne l’uso come carburante alternativo, soprattutto navale. Le autorità di Pechino hanno schierati la loro potenza di fuoco mettendo insieme ina sfilza di colossi come Cosco Shipping, la China State Shipbuilding Corporation (Cssc), lo Shanghai International Port Group più Sinopec, con l’appoggio tecnico-scientifico di istituti di chiara fama come la Shanghai Jiao Tong University.
Ne dà notizia “Blueconomy”, il magazine online nato dalla costola del quotidiano genovese “Secolo XIX” (di proprietà di Msc, gigante delle flotte mondiali). Occhi puntati su tutto quanto possa aiutare a raggiungere l’obiettivo della “neutralità carbonica” entro il 2050: obiettivo ambizioso per un Paese il cui sviluppo si basa sull’industria manifatturiera come “fabbrica del mondo”.
Il “Dme” potrebbe cercare di conquistare spazi ai danni di soluzioni come metanolo e ammoniaca, che finora erano sembrate le soluzioni a portata di mano in campo navale. Perché potremmo ritrovarcelo come protagonista della transizione energetica un po’ più soft di quanto inizialmente richiesto? «Il “Dme” – spiega la testata genovese – è un composto organico privo di zolfo che garantisce una combustione pulita, producendo una quantità prossima allo zero di fuliggine e particolato, e contribuendo inoltre a una significativa riduzione degli ossidi di azoto e dell’anidride carbonica. Tecnicamente, si rivela un sostituto ideale per il diesel nei motori a compressione, grazie al suo elevato numero di cetano. Questa caratteristica permette di convertire i motori diesel esistenti con modifiche minime ai materiali e al sistema di iniezione, senza la necessità di ricorrere a un carburante di innesco, come invece richiesto da metanolo e ammoniaca».
Benché l’attenzione per il “Dme” sia abbastanza recente e per quanto, almeno a quanto è dato sapere, non vi siano utilizzi reali su larga scala, è pur sempre stato inserito fra i possibili carburanti alternativi nella lista valutata dall’Imo, una sorta di “Onu dei mari”. Oltretutto il costo industriale potrebbe attestarsi su standard che risultano grossomodo la metà dei costi del Gpl.
In realtà, stiamo parlando di qualcosa di ottocentesco: era ancora in sella il granduca di Toscana e era da poco stato sconfitto Napoleone quando uno scienziato francese l’ha sintetizzato. In Italia non c’è ancora una produzione industriale di ampio respiro ma il Pniec (Piano Nazionale Energia e Clima) ha già fissato l’obiettivo di arrivare a 750mila tonnellate di “bio-Dme”, cioè da fonti rinnovabili, entro il 2030. Per farlo sono stati ipotizzati investimenti superiori ai quattro miliardi di euro.











