In ricordo del sor Aldo

Aldo Spadoni
LIVORNO. Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più. È così che ogni 15 settembre mi collego spiritualmente con “il sor Aldo”, scomparso in quel lontano giorno del 2003. Anche martedì prossimo, 15 settembre, gli mando un abbraccio: non l’ho mai fatto di persona perché non ci piacevano le smancerie. Ma capirà se ora oso.
Il sor Aldo Spadoni, come certo ricordano i …diversamente giovani non è stato soltanto un importante operatore marittimo, con visioni avanzate della portualità e dello shipping. Basta richiamare il suo supporto, di idee, consigli e anche di lavoro concreto, all’allora principiante capitano Gianluigi Aponte.
Eravamo alla fine degli anni ’70 quando alla guida di una strombazzata impresa nautica tra l’Uganda e l’Egitto (le allora inesplorate sorgenti del Nilo in gommone) il sor Aldo mi fece affidare tutto il materiale diretto in Uganda proprio alla prima, sconosciuta navicella di Aponte, che portò tutto – non senza traversie – fino a Mombasa, e da qui fino a Kampala in camion. Fu l’impresa più grande della mia impresa, perché c’era guerriglia, c’erano imboscate via mare e via terra. Aponte l’ho rivisto poi ai funerali del sor Aldo: volle essere presente, lui che era ormai un big dello shipping mondiale.
È un ricordo personale, che mi è caro come le tante chiacchierate nel suo ufficio, con i suoi suggerimenti per la Gazzetta Marittima che dirigevo e di cui era socio e sostenitore. Era un uomo concreto, ma affabulatore, con una vena di ironia senza cattiveria ma tranchant.
Ciao ancora sor Aldo, e grazie di tutto.
(A.F.)











