Microtunnel story, cosa c’è dietro la telenovela infinita
I mille guai di un progetto che ha incrociato intoppi e lungaggini, ora incrociamo le dita...

L’interno della galleria che passa sotto il canale d’accesso al porto di Livorno
LIVORNO. L’allargamento del canale d’accesso al porto di Livorno è una telenovela che va avanti perlomeno da vent’anni. Ma questa allargamento-story mette in fila non solo gli intoppi ma anche le difficoltà. Anche perché lungo la sponda lato Marzocco corrono i tubi della raffineria e per poter allargare il canale bisogna spostare i tubi, ma per spostarli bisogna avere come interlocutore l’Eni. Solo che nei primi anni di questo secolo l’Eni non sa cosa farsene della raffineria e vuol sostanzialmente togliersela dai piedi: dunque né spendere milioni in un impianto in dismissione né decidere qualcosa che possa intralciare la vendita. Non è tutto: Giuliano Gallanti all’inizio del 2014 si lancia in un atto d’accusa contro i tempi del ministero: per il sì al progetto di far passare i tubi Eni sotto il canale d’accesso «abbiamo dovuto aspettare ben 15 mesi», e per il via libera all’escavo del Molo Italia la melina ministeriale era durata otto mesi, figuriamoci poi la storia del “sito di bonifica” diventato una sorta di alibi romano per mettere quasi tutto nel cassetto.
Dal quartier generale dell’ente portuale lo definiscono «un iter complesso anche dal punto di vista ingegneristico». Lo fanno puntando i riflettori sul fatto che era «subordinato al completamento dei lavori di rimozione e dismissione del fascio tubiero sottomarino di Eni, che attraversava il canale di accesso dello scalo labronico, limitandone il pescaggio e la sezione di navigazione». E dunque, si ricorda che «i lavori di taglio degli oleodotti sono iniziati a febbraio 2024 e si sono conclusi a giugno 2025». Dunque, sono «con la rimozione dei vecchi tubi e l’interramento di quelli nuovi nel microtunnel» (che si rammenta esser stato «realizzato dall’Autorità di Sistema Portuale nel 2023»), è diventato dunque «possibile procedere con l’apertura del cantiere e con l’affidamento del maxi appalto». 2023, febbraio 2024, giugno 2025, adesso: in realtà – e lo attestano le date, ma anche gli archivi della Gazzetta Marittima così come quelli degli altri giornali, marittimi e non, a cominciare dal quotidiano livornese “Il Tirreno” – la storia dell’appalto e dei lavori comincia assai prima. Qui sotto, le tappe: anche se bisogna dire che l’idea del progetto nasce ancora prima.
DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima che nella primavera 2014 dà conto dell’aggiudicazione della gara d’appalto relativa ai lavori del microtunnel
DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima che a fine giugno 2017 segnala lo stato di avanzamento dei pozzi, fase uno del microtunnel
DALL’ARCHIVIO/3: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima che nel dicembre 2021 segnala la “talpa” in azione per la galleria che passa al di sotto dei fondali del canale d’accesso

Qui alcuni degli articoli sul microtunnel pubblicati nello scorso decennio dal Tirreno
Agosto 2009: l’Eni in vendita. Sono anni che è in bilico il destino della raffineria Eni a nord di Livorno: la multinazionale del “cane a sei zampe” l’ha messa in vendita da mesi e sono in stato avanzato le trattative per cederla a fondo finanziario. Risultato: tutto bloccato.
Maggio 2010: il sì di Eni. L’Authority livornese ottiene da Eni e Snam l’atteso via libera per poter allargare, proprio là dove passano gli oleodotti della raffineria, il canale d’accesso al porto, come chiede il pressing degli armatori. Tutto era rimasto bloccato attendendo un parere tecnico dell’Eni: anche perché si era scoperto che i tubi erano a una profondità maggiore di quanto immaginato.
Aprile 2013: gara d’appalto per il microtunnel. L’Authority esulta nel giorno della pubblicazione del bando per la gara d’appalto del microtunnel di attraversamento del canale di accesso al porto («dopo anni di attesa e passacarte burocratici con i ministeri e gli enti competenti»). Lo diceva già il presidente Gallanti: «È fondamentale per il nostro porto perché allarga la sezione navigabile del canale d’accesso e dunque si ridurranno le restrizioni che ci creano problemi».
Marzo 2014: aggiudicata la gara. Occorrono undici mesi – e già questo dovrebbe farci annusare qualcosa – per arrivare all’aggiudicazione della gara d’appalto: a lavorare un team di imprese composto da Icop e società Carlo Agnese. Quanto? Cinque milioni di euro. Quando? È previsto che i lavori si concludano nel maggio 2015. In realtà, in quell’anno anziché concludersi i lavori iniziano (con l’aspettativa di terminarli «prima del Natale 2017»).
Marzo 2017: Corsini va subito al microtunnel. Praticamente prima ancora di mettersi seduto sulla poltronissima di Palazzo Rosciano, sede dell’Authority di uno dei primi cinque porti d’Italia, il neo-presidente Stefano Corsini va a fare un sopralluogo al microtunnel, tale è l’importanza che annette a quest’appalto.
Giugno 2017: si stano costruendo i due pozzi. Le ditte appaltatrici si sono messe al lavoro: ovviamente prima di tutto c’è da realizzare i pozzi, grandi buche per arrivare – l’una sulla sponda lato Marzocco, l’altra dalla sponda lato Magnale – alla profondità di 22 metri per scavare in orizzontale il tunnel che passa sotto il canale d’accesso. È lì dentro che saranno infilati i tubi della raffineria.
Maggio 2018: lo scossone del “governatore”. Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, durante un sopralluogo al cantiere del microtunnel punta il dito: i lavori avrebbero dovuto concludersi entro il settembre successivo e invece non sarà possibile.

La realizzazione di uno dei due pozzi del microtunnel: la foto risale all’estate di quattro anni fa
Estate 2019: i guai a uno dei due pozzi. Non bastavano i tentennamenti sul destino dell’Eni (e dei tubi), non bastavano le lungaggini del ministero: ecco che salta fuori la magagna. Uno dei due pozzi non regge la pressione, troppe infiltrazioni d’acqua. Inutile dire che scattano le contestazioni: colpa del progetto, dell’esecuzione o di cos’altro? Ma e qui salta fuori un guaio ancora più grosso: una inchiesta choc della magistratura ha decapitato l’Authority con l’interdizione dei vertici dai pubblici uffici. Poi la Cassazione riduce la misura, ma a quel punto la tecnostruttura adotta una linea prudentissima. Tradotto: via ogni possibilità di una transazione che acceleri i tempi, per capire i torti e le ragioni nell’appalto del microtunnel occorrerà passare da una perizia del tribunale.
Agosto 2020: finalmente si riparte. Dopo i guai al pozzo sud, il contenzioso con l’impresa e una lunga fase di stop, finalmente riprendono i lavori per completare la realizzazione dei pozzi, fase uno dell’operazione microtunnel. Nel dicembre successivo, il presidente Corsini indicherà che i lavori sono «da concludersi a metà 2022, compreso il dragaggio dei fondali del canale di accesso».
Luglio 2021: aspettando la “talpa meccanica”. Durante un sopralluogo del sindaco Luca Salvetti e dell’assessora Barbara Bonciani emerge che «entro l’estate si prevede di realizzare la platea armata per poi procedere allo scavo, con “talpa meccanica”, della galleria di tre metri di diametro di 234 metri di lunghezza e 20 metri sotto il livello del mare che collegherà i due pozzi e che permetterà il passaggio dei tubi Eni». Il presidente dell’Authority, Luciano Guerrieri spiega che «a fine anno saremo in grado di mettere l’opera a disposizione dell’Eni per l’interramento dei tubi».
Gennaio 2022: il tunnel sotto il fondale è pronto. La galleria al di sotto del canale d’accesso è pronta, la “talpa meccanica” ha completato il lavoro. Ora c’è da farci passare i tubi dell’Eni.
Luglio 2022: ok all’Eni per spostare i tubi. Tocca all’Eni creare nuove condutture a servizio della raffineria che passino dentro il microtunnel e consentano di eliminare quelle che passano lungo la sponda nord del canale d’accesso.
Primevera 2024: si tolgono i vecchi tubi della raffineria. Ne è passata di acqua davanti alle banchine e adesso finalmente è arrivato il momento in cui si possono togliere le condutture Eni lungo la sponda del canale d’accesso lato Marzocco. È un lavoro delicato: siamo nel canale (stretto) dal quale passano le navi per entrare in porto, e a meno che non ci si immagini di poter chiudere il porto per mesi, c’è da arrangiarsi.
Mauro Zucchelli

Uno degli ingegneri davanti alla bocca della galleria sotterranea del microtunnel











