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AUTOTRASPORTO

Il fronte dei Tir si ferma: siamo strangolati dai prezzi impazziti del carburante

Ma con modalità diverse: Trasportounito dal 20 al 24, Unatras lo dirà lunedì

ROMA. Di sicuro c’è solo che ci sarà lo stop ai camion ma sul come e sul quando forse le cose non sono così nette. Tanto Trasportounito che il coordinamento di Unatras, il fronte delle associazioni dell’autotrasporto, a distanza di poche ore l’una dall’altra hanno annunciato il fermo dei Tir: in entrambi i casi non stiamo parlando di decisioni improvvise e neppure inattese; al contrario, è da giorni che il tam tam dei comunicati e e delle prese di posizione va in quella direzione sull’una come sull’altra sponda. Per un capriccio del destino, la proclamazione arriva proprio nelle stesse ore in cui le autorità dell’Iran hanno proclamato che lo stretto di Hormuz è stato completamente riaperto: c’è da dire però che Trump ha stabilito invece che gli Usa manterranno il blocco navale e, comunque, detto per inciso, anche in caso di sblocco effettivo ci vorranno settimane prima di vederne alla pompa di benzina gli effetti sul prezzo del carburante. E quel che ha fatto infuriare il “popolo dei camion” è proprio il fatto che questi costi siano entrati in orbita.

Dunque, da ambedue i versanti si è arrivati a decidere di fermare l’autotrasporto. Però con modalità del tutto differenti:

  • Trasportounito ha già indicato una data, cioè a partire dalla mezzanotte di domenica 19 aprile e fino al 24 per cinque giornate (e la scelta è già stata contestata dalla Commissione di garanzia che disciplina gli scioperi);
  • Unatras ha fatto diversamente e, con una decisione del proprio comitato esecutivo, ha dato «mandato all’ufficio di presidenza di definire giornate e modalità attuative del blocco che saranno stabilite nel rispetto dei tempi dettati dal codice di autoregolamentazione dello sciopero di settore».

È intuibile che questa differenza nelle modalità sia una sottolineatura tutt’altro che trascurabile: in un caso, la proclamazione è stata contestata della Commissione di garanzia; nell’altro, si è stabilito di precisare le modalità facendo in modo che siano inoppugnabili dal punto di vista dell’autoregolamentazione.

In effetti, la nota di Unatras lo sottolinea nell’ultimo capoverso. Lo fa rivendicando di parlare «in rappresentanza della quasi totalità della categoria»: senza far riferimento esplicito per nome e cognome all’altra mobilitazione, dice di auspicare che «le forme isolate di protesta autorganizzate confluiscano nelle iniziative più appropriate che saranno attuate in conformità della legge».

A quanto risulta, Unatras è intenzionata a presentare lunedì 20 alla commissione di garanzia la comunicazione con le modalità dell’astensione dal lavoro: bisogna ricordare che ormai da anni, sulla base del codice di autoregolamentazione, le organizzazioni del settore trasporti quando proclamano una sospensione dei servizi per sciopero o fermo hanno da seguire una procedura specifica che riguarda il quando e il come.

Paolo Uggè, storico leader di Fai e alla guida del coordinamento Unatras che raggruppa le varie associazioni del settore

Sia chiaro, questa controversia sulle modalità non deve offuscare il merito della protesta. In ambedue i casi è nel mirino il fatto che l’autotrasporto si ritrova a fare i conti con i rincari boom delle ultime settimane dopo che l’attacco di Usa e Israele all’Iran ha portato al blocco dello stretto di Hormuz e alla paralisi del traffico di petrolio in uscita verso le raffinerie dell’Occidente e non. Ma non è forse vero che il governo ha prima predisposto e poi prorogato il taglio delle accise per far scendere i prezzi? Sì, ma come ben sa chiunque abbia dimestichezza con l’incombenza di fare rifornimento, foss’anche solo della propria auto, il prezzo si è impennato e ormai il diesel è volato al di sopra dei 2,10 al litro ovunque. Dunque, come sottolineano le categorie dei Tir, la speculazione al rialzo – spesso rincarando alla pompa i prezzi di carburanti già nei serbatoi da settimane se non mesi – si è mangiata qualsiasi calo delle accise. E di fronte alle imprese del settore che lo facevano notare, il governo ha risposto picche: abbiamo già dato…

Unatras parla di «silenzio assordante del governo in questa fase drammatica a causa degli alti costi dei carburanti, che stanno di fatto determinando l’impossibilità di proseguire l’attività di trasporto merci per migliaia di imprese italiane». Quanto è stato fatto finora da parte dell’esecutivo, si è rivelato «insufficiente a coprire la portata del fenomeno»: anzi, – si afferma –  per paradosso, ha «finito per danneggiare l’autotrasporto professionale che non solo garantisce la continuità del trasporto delle merci ma ha investito in ottica di sostenibilità ambientale e sicurezza stradale». E giù le accuse all’interlocutore governativo: è «inconcepibile» che il fronte di Unatras, nonostante abbia sempre mostrato «responsabilità verso le istituzioni e il Paese (e nonostante le ripetute grida d’allarme)», non sia «neanche stato convocato dal governo per avviare un confronto di merito sulla gravissima situazione che vive il settore».

L’autotrasporto italiano – viene sottolineato – «conta 100mila imprese per 500mila lavoratori»: la decisione di fermarsi nasce dall’esigenza di «evitare danni ben peggiori continuando a viaggiare in perdita» perché «se si spegne l’autotrasporto si spegne il Paese».

Ma al di là delle enunciazioni, il coordinamento di Unatras poi presenta una lista di temi sui quali chiede al governo di agire «urgentemente»:

  • emanazione del decreto attuativo del credito d’imposta già previsto e ristori compensativi del mancato rimborso accise («pari a 200 euro ogni mille litri di gasolio acquistato»);
  • interventi a sostegno della liquidità delle imprese quale «la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali»;
  • attuazione dei provvedimenti normativi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise;
  • adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo.

Maurizio Longo, leader di Trasportounito

Peraltro, se il comunicato ufficiale di Unatras arriva alle 16,45, in mattinata era stato Trasportounito a giocare d’anticipo ricordando di aver proclamato un fermo di categoria per cui «si spengono per cinque giorni i motori dei camion, a partire dalla mezzanotte di domenica 19 fino al 24 aprile».

Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, l’aveva detto senza tanti giri di parole: «L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti, e ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente».

Tutte le istituzioni hanno dato forfait tranne una, nota ironicamente Longo: il riferimento è alla commissione di garanzia per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali: «In modo reiterato ha provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento».

Pubblicato il
17 Aprile 2026
di BOB CREMONESI

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