Nuova mossa di Zim: al timone Chen Lichtenstein (che non arriva da navi e porti)
La compagnia ha scelto di “sposare” i tedeschi: ma il governo punta i piedi, e la Borsa...

Una portacontainer della flotta Zim, la compagnia israeliana di Haifa
HAIFA (Israele). Ancora un cambiamento di rilievo in casa Zim, la compagnia di navigazione israeliana il cui controllo è stato acquisito dai tedeschi di Hapag Lloyd (ma l’operazione è in via di perfezionamento definitivo). Ma stavolta non si tratta del passaggio di pacchetti di controllo o di colpi di scena a tempo scaduto, di proteste sindacali o di polemiche politiche interne al mondo israeliano: i riflettori sono puntati sull’annuncio della nomina del nuovo presidente e amministratore delegato della società.
Al posto di Eli Glickman, a guidare la compagnia in questa nuova stagione che si apre sarà Chen Lichtenstein, anch’egli come detto con i doppi galloni di presidente e amministratore delegato. Glickman si è dimesso a metà aprile, il nuovo vertice si insedierà agli inizi di luglio e a quel punto Lichtenstein entrerà anche nel consiglio di amministrazione della società.
La compagnia israeliana Zim, quartier generale a Haifa,è stata a lungo in passato il cliente numero uno del porto di Livorno, contando per un periodo su Angelo Roma come “port captain”. Secondo i dati di Alphaliner, è al decimo posto nella classifica mondiale dei grandi colossi delle flotte nel traffico container: può contare su 115 navi che valgono complessivamente una capacità di trasporto di 698mila teu (solo una su nove è di proprietà) e ha un portafoglio ordini per altre 24 navi (tutte insieme sfiorano una capacità di 190mila teu). È in mezzo al guardo – o forse a tre quarti del cammino – nel passaggio sotto le insegne di Hapag Lloyd: la società ha deciso di respingere al mittente l’offerta di una cordata israeliana, forse all’apparenza economicamente più vantaggiosa ma a tempo scaduto e ha stabilito di accogliere la proposta di Hapag Lloyd, anche perché accettata dal 97% degli azionisti.
Resta il fatto che manca ancora l’ultima parola del governo di Tel Aviv e, ad esempio, secondo quanto riporta “Calcalist”, giornale economico del Yedioth Ahronoth Group, il gigante dell’editoria israeliana, tanto il ministero dell’economia quanto quello dell’agricoltura si sono schierati dalla parte del «crescente lista di organismi governativi che contrastano la proposta di fusione tra Zim e il gigante tedesco Hapag-Lloyd». Si aggiungono cioè ad altri soggetti di Tel Aviv come l’Autorità per la navigazione e i porti e come il ministero dei trasporti.
La nomina di Lichtenstein giunge proprio in mezzo a questa bufera politica. L’ha fatta al massimo livello l’azienda di Haifa: la stessa che ha scelto di puntare su Hapag senza tornare indietro neanche dopo il pressing politico. Lichtenstein è stato scelto come esito di un processo di ricerca, che ha visto la regia di Yair Seroussi, presidente del consiglio di amministrazione di Zim, in tandem con consiglieri come Yoram Turbowicz e Yair Avidan che poco prima di Natale erano stati cooptati nel consiglio, dopo che i vertici del gruppo avevano detto no al tentativo dell’amministratore delegato Eli Glickman di rilevare Zim dall’interno insieme a un gruppo di manager di alto livello, come segnala “Shipping Italy”.

Chen Lichtenstein, nuovo presidente e amministratore delegato in pectore di Zim: è previsto che entri in carica il 1° luglio
Nel frattempo i segnali che provengono dai mercati fanno pensare forse alla necessità di dare soluzione definitiva a questa fase di incertezza sul destino della compagnia. Basti pensare che, secondo la testata specializzata in economia marittima “InforMare”, «nel primo trimestre di quest’anno è proseguito il trend di riduzione dei ricavi» per Zim:
- meno 30,4% come dato complessivo rispetto all’analogo periodo dello scorso anno;
- meno 32,3% nei trasporti marittimi (che rappresentano la stragrande maggioranza del totale);
- meno 33,9% nei servizi containerizzati transatlantici;
- meno 32,0% nei servizi Asia-Europa;
- meno 47,1% sulle rotte con l’America Latina;
- meno 16,2% per i traffici all’interno dell’area asiatica.
Con il calo che è stato sensibile ma non catastrofico nei volumi di carico (meno 8,3%): quel che è andato decisamente giù è il valore medio dei noli (meno 26,2% nel valore medio del container-teu trasportato). Risultato: il margine operativo lordo in picchiata, giù di quasi 60 punti percentuali.
Non è una sorpresa se guardiamo all’andamento del titolo in borsa: ormai archiviata come preistoria la fase fino all’estate 2022 quando le azioni di Zim alla borsa newyorkese stavano al di sopra dei 50 dollari, salvo dimezzarsi nel giro di un grappolo di settimane. Fino a scendere attorno a quota 20 nel 2024 e addirittura sotto i 14 dollari nell’autunno scorso. Torna l’ascesa in tandem con l’idea di vendere la società, con una fiammata che lo riporta nelle vicinanze dei 30 dollari per azione in contemporanea con i passi decisivi dell’offerta di Hapag Lloyd a metà febbraio. Ma da allora, forse proprio per via delle aspettative sui conti, c’è un progressivo arretramento che, escluso un sussulto a inizio maggio, fa scivolare il valore fino a 24 dollari.
Cosa cerca in Lichtenstein la “squadra” guidata dal presidente della compagnia a nome della proprietà? La nota ufficiale dice che Lichtenstein può far valere «una larga esperienza di gestione, business e finanziaria nell’arena globale» (comprese «aziende internazionali complesse che sono riferimento nel loro settore») che sono «gestione dei processi di crescita, integrazione e cambiamento organizzativo» e siano attive «nei mercati internazionali». Quel che emerge più In dettaglio è una carriera al di fuori del mondo marittimo-portuale: dal 2020 al 2023 è stato all’interno di Syngenta Group, società globale di tecnologia agricola, alla guida del settore finanza (ma anche responsabile della strategia, dell’integrazione e della produttività). È stato al centro della costruzione del gruppo globale, che comprendeva vari pezzi di Syngenta in tandem con Adama e le proiezioni del gruppo in Cina. In precedenza è stato al timone, come presidente e amministratore delegato, di Adama Ltd portando all’integrazione con il gigante cinese ChemChina fino alla quotazione alla borsa di Shenzhen.
Quel mondo asiatico l’aveva conoscoiuto nella prima metà dello scorso decennio come presidente e amministratore delegato di China National Agrochemical Corporation, divisione agrochimica strategica di ChemChina e “genitore” del gruppo Syngenta. In precedenza aveva ricoperto il ruolo di viceamministratore delegato all’interno della società che in seguito darà vita a Adama (Makhteshim Agan Industries). Prima ancora, il lavoro nella finanza internazionale doc: Goldman Sachs a New York e Londra dal 1999 al 2006, occupandosi fusioni e acquisizioni. Ultimo indirizzo conosciuto, il consiglio di amministrazione di Teva Pharmaceuticals, compagnia farmaceutica internazionale con radici israeliane.

La sede di Hapag Lloyd a Amburgo
È vero che Lichtenstein ha alle spalle lauree (giurisprudenza e fisica più un dottorato in business administration) alla Stanford University, ma anche un baccalaureato in legge all’Università Ebraica di Gerusalemme. Questo ci porta al fatto che, a dar retta a “Globes”, qualcosa che si avvicina a un “Economist” in chiave israeliana, il numero uno in pectore di Zim è nato a Tel Aviv, da ragazzo la sua famiglia si è trasferita in un kibbutz vicino al mondo socialista, nell’Idf ha prestato servizio nella brigata dei parà. Sempre secondo la testata economica mediorientale, Lichtenstein ha fatto il proprio tirocinio legale sotto la guida di Mishael Cheshin, figura mitica nel mondo del diritto in Israele: pare fosse considerato al tempo stesso rigoroso e umano ma anche coraggioso e incorruttibile, al punto da difendere con le unghie il ruolo della Corte Suprema di fronte al potere politico, senza aver paura di mettersi in conflitto con il premier Sharon nell’applicazione della legge.
Sembra di poter dire che stiamo parlando di un manager internazionale di alto rango ma, al tempo stesso, in una situazione in cui il governo cerca garanzie di “israelianità”, in grado di offrire un curriculum personale con forti radici fra Tel Aviv e Gerusalemme.
Queste le paroile di Yair Seroussi, presidente del consiglio di amministrazione di Zim: «Chen Lichtenstein è un dirigente internazionale di alto livello, che ha larga esperienza, in grado di assicurare un mix senza eguali fra ampia esperienza di manager, acutezza finanziaria, intuizione strategica e talento nel guidare complesse organizzazioni globalizzate. Il ventaglio della sua esperienza nel gestire società internazionali, la capacità di collaborare con mercati globali, azionisti e consigli di amministrazione, in tandem con la sua capacità mostrata nei più importanti processi di trasformazione e integrazione, lo rendono la guida giusta per guidare Zim in questo momento. Ringraziamo Eli Glickman per il rilevante apporto che ha dato alla nostra compagnia e auguriamo a Chen Lichtenstein un ottimo successo nel suo lavoro».
Chen Lichtenstein, presidente e amministratore delegato in pectore di Zim, ha inviato un ringraziamento al consiglio di amministrazione di Zim «per la fiducia» e «per la chance di guidare una società israeliana globale che ha un’eredità di rilievo, una crescita e un successo aziendale, importanti operazioni internazionali e persone eccezionali. Zim è al lavoro in un mercato assai complesso, dinamico e competitivo: ritengo assai importante il mantenimento della stabilità dell’azienda, il rafforzamento delle sue prestazioni e capacità aziendali e il continuo creare valore per clienti, dipendenti, partner e azionisti».
Mauro Zucchelli











