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L'INCHIESTA

La “Yachting Valley” da La Spezia a Livorno: è qui la “Maranello sul mare”

In 100 km di costa toscana il “cuore” industriale della nautica mondiale: ce ne siamo accorti?

Viareggio, storico cantiere Benetti di via Coppino: il varo dello yacht Lumina 44 metri

VIAREGGIO. Come una “Maranello sul mare” ma molto, molto, molto di più: lunga un centinaio di chilometri e con una potenza di fatturato, crescita economica, indotto occupazionale e ricaduta di bellezza che in questo campo, sembra una eresia dirlo, fa quasi impallidire le eroiche gesta del Cavallino Rampante di casa Ferrari.

In questo campo l’Italia non solo è ai Mondiali ma li vince sempre: ha in mano più della metà della costruzione degli oltre 24 metri. E buona parte di questo primato è concentrato nei cento chilometri dal Golfo di La Spezia fino a Livorno: il “cuore del cuore” della produzione mondiale di yacht. La “Yachting Valley”, per usare il format linguistico inventato più di mezzo secolo fa da Don Hoefler per definire quell’alba di futuro che stava germogliando in California.

A dire il vero, ci si potrebbe limitare a fare la cronaca di una mattinata in cui il gruppo Azimut Benetti guidato da Giovanna Vitelli si mette in vetrina: prima i dati di bilancio, poi il varo a scivolo di un 44 metri ipertech ma utilizzando una tecnica della tradizione cantieristica il dolce stil amarcord. Ma proprio perché siamo in casa del “numero unissimo” di questo settore sarebbe sciocco limitarsi al compitino: più virgola tot qui, più percento tot lì.

Anche perché le cifre parlano da sole: in appena cinque anni, a far data dal 2020, il fatturato del gruppo Benetti è raddoppiato balzando da 758 milioni a 1,56 miliardi di euro. Di più: anno dopo anno, per 26 volte filate, Azimut Benetti vince la Champions League dei costruttori mondiali di yacht sopra i 24 metri. Provate voi a trovare uno sport, un settore, un campo in cui lo stesso soggetto domini da più di un quarto di secolo il “campionato mondiale”. No, non l’abbiamo trovato: come Jannick Sinner, Leo Messi, Kobe Bryant, il Real Madrid, Cassius Clay e Usain Bolt presi tutti insieme, e ancora non basta.

Per capirci: alle spalle di un gigante del genere, anche il secondo della lista – cioè il gruppo Sanlorenzo – è in questa zona, a Ameglia, in territorio spezzino, quattro miglia a nord del confine toscano (ma toscane sono le origini negli anni ’50 a Limite sull’Arno). E poi: al quinto posto nella “classifica” mondiale c’è The Italuan Sea Group (Tisg), ha il quartier generale a Marina di Carrara; al settimo c’è Overmarine che ha la “testa” a Viareggio e sedi produttive anche in provincia di Massa e di Pisa; all’undicesimo troviamo Baglietto, radici a La Spezia; al quindicesimo Next Yacht Group, che a Viareggio ha campo base e cantieri ma una unità produttiva pure a Massa. Fra i primi 15 del pianeta, qui da noi se ne contano sei.

Ecco il ranking mondiale dei produttori di yacht al di sopra dei 24 metri: in neretto quelli che abbiamo inserito nei cento chilometri di costa dal golfo spezzino a Livorno, cuore della nautica mondiale

A stilare la graduatoria è “Boat International”: ai raggi x dall’inizio degli anni ‘90 tutta la produzione mondiale di megayacht mettendo in fila i numeri relativi a 190 cantieri attivi in cinque continenti: nel “Global Order Book” gli yacht schedulati per quest’anno hanno, per questi sei big da La Spezia a Livorno passando per Viareggio, in lista 379 progetti, lunghezza complessiva 14.595 metri, il 5,8% in più dell’anno precedente.

La prova del nove arriva se si guarda dentro l’identikit della “prima della classe”, Azimut Benetti: il baricentro manifatturiero dei superyacht del gruppo è in Toscana «con 14 siti industriali complessivi distribuiti tra Viareggio, Livorno, Massa e Pisa». È qui che si genera «il 70% dei risultati globali del gruppo». Non è tutto: nel piano strategico degli investimenti da qui al 2028 il gruppo della famiglia Vitelli alza l’asticella rispetto ai 77 milioni di euro investiti nei cantieri toscani nell’ultimo triennio. Cime? Mettendo in preventivo – lo annuncia la presidente Giovanna Vitelli – «ulteriori 100 milioni» per il triennio che verrà. Puntando ad «ampliare la capacità produttiva e la sicurezza», ma anche a «consolidare quel know-how manifatturiero, ingegneristico e tecnologico che definisce l’identità del marchio».

Possibile che la costa toscana, non a torto ritenuta il lato debole del sistema economico toscano, non si sia resa conto di essere una “Yachting Valley” senza uguali in tutto il mappamondo? Possibile che la costa toscana abbia perso per strada il proprio fisiognomica manifatturiero e si sia rinchiusa nell’idea che il futuro fosse musealizzare il territorio impacchettando il fascino del Rinascimento e vendendolo in formato airbnb? Eppure l’industria c’è: non è quella che ha fatto la storia di una città industriale-operaia come Livorno con grandi fabbriche e alte ciminiere, ma c’è. Ha bisogno di esser riconosciuta e narrata.

Viareggio, cantiere Benetti: appena prima del varo, il colloquio fra il presidete della Regione Toscana Eugenio Giani e la presidente del gruppo Azimut Benetti, Giovanna Vitelli

Qualcosa si muove se l’idea della “Maranello sul mare” la coglie al volo il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che pure dalla tribuna del varo avrebbe potuto limitarsi a fare un discorsino di circostanza.

Qualcosa si muove se è dalla Toscana, per iniziativa di Matteo Italo Ratti (Marina Cala de’ Medici) e Pietro Angelin (Navigo), che sembra decollare la confederazione dei porti turistici: Marine della Toscana è già una realtà ed è nata dal mercato anziché aspettare che fossero le istituzioni a creare la “scatola” societaria, le nomine dei luogotenenti e la missione operativa concreta di fronte ai potenziali utenti. Soprattutto è il “motore” che punta ad allargare questa costellazione di soggetti e dar vita a Marine d’Italia.

Qualcosa si muove se Giovanna Vitelli, comandante in capo del gruppo Azimut Benetti, non si limita ad amministrare il successo del proprio gruppo: sale sulla plancia di Altagamma, la fondazione che raggruppa più di 160 marchi del lusso, diventata l’anima industriale della nuova geografia del made in Italy.

Al tirar della riga del totale, cosa resta? Resta che il made in Italy, se ha un futuro, non l’avrà più nelle ruggenti notte della moda a Milano bensì, per dirne una, lungo la costa dal golfo di La Spezia a Livorno e più giù. Certo che non basta enunciarlo in un convegno: questa è l’industria, bellezza…

Mauro Zucchelli 

Pubblicato il
24 Giugno 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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