Su Jsw la concessione dipende dal piano, non è un automatismo
L’Authority ai sindacati: non ci saranno scorciatoie

Presidio di lavoratori piombinesi davanti alla sede del ministero delle imprese e del made in Italy
PIOMBINO (Livorno). Nel menù dell’incontro nella sede piombinese dell’Authority c’è una questione: il rilascio delle future concessioni dello scalo logistico. Da tempo si discute di un nuovo accordo di programma che dovrebbe regolare proprio questo aspetto per Jsw, la realtà più importante del polo siderurgico: non è un segreto che i sindacati temessero che l’assegnazione potesse avvenire senza sufficienti garanzie per l’occupazione e senza una reale verifica della solidità del progetto industriale.

Una delle strutture dell’impianto di Jsw a Piombino
Dal faccia a faccia fra i vertici dell’istituzione portuale e i rappresentanti dei sindacati metalmeccanici è saltato fuori il punto chiave: nessuna concessione è automatica. I responsabili dell’ente hanno voluto metterla giù dritta per dritta, senza troppi giri di parole: rilasciare una concessione non è un atto scontato o dovuto. Al contrario, ogni autorizzazione dovrà essere guadagnata sul campo, dimostrando che il progetto economico dietro di essa sta in piedi: sarà subordinata in modo stretto alla solidità e alla sostenibilità dei piani economici e finanziari che il gruppo Jsw dovrà presentare. In sostanza: prima si valutano i conti e la credibilità del progetto, solo dopo, se tutto regge, si può arrivare alla concessione.
Al tavolo erano presenti, per l’Autorità di Sistema Portuale, il presidente Davide Gariglio, il segretario generale Pierpaolo Danieli e la dirigente Roberta Macii: il colloquio con le organizzazioni dei lavoratori è servito per «fare il punto della situazione e condividere un percorso improntato alla massima trasparenza istituzionale», com’è stato sottolineato da parte di Palazzo Rosciano.

Il polo siderurgico di Piombino
Vale la pena di aggiungere che da parte dello stato maggiore dell’Authority è stato sgombrato il campo da un possibile equivoco: il business plan portuale attualmente allegato alla bozza dell’accordo – viene fatto rilevare – rappresenta «esclusivamente una proposta unilaterale avanzata dalla multinazionale: un documento che le istituzioni non hanno ancora esaminato né tantomeno approvato». La precisazione non avrebbe potuto essere più esplicita.
Un ulteriore doppia sottolineatura conclusiva a firma dei vertici dell’Autorità di Sistema Portuale guidata da Davide Gariglio. La prima: l’ente portuale ha confermato «l’intenzione di muoversi in piena sinergia con le altre amministrazioni pubbliche firmatarie del documento». Lo fa prendendo l’impegno a esercitare «ogni pressione utile nell’ambito delle proprie competenze» per garantire «lo sviluppo economico del territorio e l’imprescindibile salvaguardia dei livelli occupazionali».
E la seconda? Ha a che vedere con la blindatura legale di tali tutele a rafforzamento delle garanzie richieste dai lavoratori: i futuri atti concessori sulle banchine, ripetono dal quartier generale dell’istituzione di Palazzo Rosciano, verranno redatti in «rigorosa conformità con i criteri tecnici dettati dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti e con le normative nazionali vigenti». Da tradurre così: senza scorciatoie né slalom.











