“Sui canoni di concessione zero risposte da Ministero e Authority”
Cognolato: guai se il dibattito sulla riforma non parla anche di questi aspetti

Tomaso Cognolato, presidente Assiterminal
GENOVA. Serve un intervento sul calcolo dei canoni concessori pagati dai terminalisti portuali: è il presidente di Assiterminal, Tomaso Cognolato, che torna a sollecitarlo. Nonostante una sentenza del Consiglio di Stato di due anni fa e una più recente pronuncia del Tar Lazio, né il ministero né le Autorità di Sistema Portuale – questa la sua argomentazione – hanno finora agito per compensare i maggiori importi versati dalle imprese a causa di un errato calcolo degli indici del 2023, i cui effetti si trascinano ancora oggi.
Com’è stato segnalato al termine del board riunito mercoledì 8 luglio, l’organizzazione di categoria dei terminalisti ha chiesto con un appello che il dibattito parlamentare sulla riforma portuale non si concentri solo sulla sostenibilità e sull’efficientamento degli strumenti di sviluppo infrastrutturale, ma Al termine del board riunito ieri, Assiterminal ha lanciato un appello affinché il dibattito parlamentare sulla riforma portuale non si concentri solo sulla sostenibilità e sull’efficientamento degli strumenti di sviluppo infrastrutturale, ma “anche su alcuni, tra i tanti, aspetti che potrebbero comunque dare impulso alle attività dei terminal e del sistema nel suo insieme: spunti, che non si esauriscono certo in una unica discussione”.
Tornando a parlare di canoni concessori, vale la pena di ribadire che, a giudizio di Cognolato, la questione si inserisce in una più ampia esigenza di riequilibrio del rapporto tra concedente e concessionario, tema più volte sollevato dall’associazione anche in relazione ad alcuni presupposti delle linee guida ministeriali, resi ancora più stringenti dalle delibere di Art.
La presa di posizione arriva mentre Assiterminal, che ha da poco festeggiare il primo quarto di secolo di attività, mette a punto un pacchetto di proposte emendative da presentare entro il 28 lugli alla commissione trasporti della Camera, nell’ambito della discussione parlamentare sul disegno di legge sui porti d’Italia. Il documento tiene conto dei dati diffusi ieri dal Rapporto OsserMare-Unioncamere sul valore della blue economy, delle proiezioni Sace sulla crescita dell’export nei prossimi tre anni – che confermano l’Italia quarto Paese esportatore al mondo – e della crescente capacità di investimento dei grandi operatori internazionali della logistica.
Oltre al tema dei canoni, già al centro di precedenti audizioni al Cipom ma – e qui casca una ulteriore sottolineatura – rimasto fuori dalle diverse edizioni del Piano del Mare, Assiterminal avanzerà ulteriori richieste. Tra queste, per dirne una, l’estensione ai terminalisti che investono in infrastrutture nelle aree Zes o Zls dei crediti d’imposta oggi riservati ai soli beni strumentali. “In un’ottica di partnership pubblico-privato e di scarsità di risorse pubbliche – spiegano Cognolato e il direttore Alessandro Ferrari – incentivare gli investimenti su infrastrutture demaniali attraverso strumenti già utilizzati in altri Paesi Ue può rivelarsi molto efficace”, così come favorire consorzi per l’autoproduzione di energia elettrica destinata al fabbisogno dei terminal e, in caso di surplus, al cold ironing.
Tra le proposte figura – viene messo in risalto – infine la definizione di obiettivi di traffico ferroviario differenziati per ciascun ambito portuale, insieme a criteri e modalità per determinare lo sconto sul canone di concessione riconosciuto ai terminalisti che incrementano il traffico su rotaia da e per i porti. Tale meccanismo ad oggi trova applicazione “solo in alcuni porti”: è invece indispensabile “una valorizzazione reale e misurabile di incentivi sull’incremento dell’intermodalità ferroviaria”, per Assiterminal bisogna estendere queste scelte per dare impulso reale all’intermodalità ferroviaria.











