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ANCE TOSCANA

Il mattone che parla toscano: Pnrr sprint da record, investimenti privati in frenata post-bonus

L’esodo di 7mila addetti verso la pensione: occhio alla mancanza di rimpiazzi

FIRENZE. L’edilizia in Toscana vale circa un quarto dell’intero apparato industriale regionale ed è «leva determinante per gli investimenti infrastrutturali, per i programmi di rigenerazione urbana e per la transizione ecologica ed energetica». Il check up sullo stato di salute dice che nel 2025 si è dimostrato «uno tra i comparti più dinamici della Toscana, con una crescita del valore aggiunto del 2,3% e un impatto decisivo sull’occupazione, che ha registrato un incremento tendenziale del 4%».

Sotto il profilo degli investimenti lo scorso anno si è concluso sotto il segno di una flessione? È vero, i dati parlano di un calo del 2,6% in termini reali ma già in questo 2026 è prevista l’inversione di tendenza: si ipotizza una crescita nell’ordine dei cinque punti percentuali e mezzo («grazie al completamento delle opere del Pnrr e da una ripresa del mercato dei lavori pubblici»).  Di più: i primi tre mesi di quest’anno mettono in risalto «valori positivi per i bandi di gara»: nel complesso si tratta di «un totale di 470 milioni di euro», il che significa un incremento nell’ordine del 150% («grazie alla presenza di procedure di importo più elevato»).

Ma soprattutto: la Toscana si conferma «una delle regioni più virtuose nella gestione del Pnrr, visto che «con 1.981 progetti in grado di generare attività edilizia, per un valore di circa 5,7 miliardi di euro, la regione vanta tempi di realizzazione record: il 79% dei cantieri è già concluso o in fase avanzata». Ben più della media nazionale.

È l’identikit del settore delle costruzioni in Toscana per come emerge dai dati messi nero su bianco dal centro studi dei costruttori confindustriali di Ance Toscana: in vetrina grazie al presidente regionale dell’organizzazione di categoria, Rossano Massai, insieme ai vicepresidenti Gian Giacomo Gellini e Stefano Fani.

Tutto bene? No, a cominciare dal fatto che «arrivano i primi segnali di una frenata strutturale negli investimenti privati». Per dirne una: «I dati sui finanziamenti a lungo termine per investimenti in abitazioni – spiegano dal quartier generale confindustriale – sono crollati di oltre il 50% scendendo persino sotto i livelli del 2023».

Ma c’è dell’altro. Ad esempio, quando dallo sprint in condizioni-limite si passa alla programmazione ordinaria: se guardiamo ai fondi strutturali Ue 2021-2027, a fine 2025 la spesa effettiva era «ferma ad appena il 14,3% delle risorse assegnate, nonostante sia già stato impegnato il 46% del budget».

L’edilizia toscana resta sulla graticola anche per il progressivo uscire di scena di figure specializzate, che ora rischiano di mancare. Il report di Ance dice che «l’87% delle imprese toscane ricerca operai qualificati, mentre il 69% fatica a trovare figure tecniche come direttori di cantiere e project manager». È alle viste da qui a pochi anni «un ricambio generazionale massiccio» con i quali l’edilizia toscana dovrà fare i conti: figuriamoci che si tratta di «oltre 7.000 lavoratori ultrasessantenni che lasceranno il cantiere».

Come farcela a governare questo passaggio? Da Ance Toscana arrivano alcune proposte:

  • consolidare l’Osservatorio Regionale dell’Edilizia Toscana come strumento permanente per orientare le politiche regionali;
  • rafforzare la filiera tecnica che lega scuole, formazione professionale, Its Academy e imprese;
  • incrementare gli investimenti nella formazione tecnica superiore (Its Ate), che già oggi garantisce un’occupabilità del 70% con una coerenza quasi totale (93%) tra studi e lavoro svolto.

Riccardo Massai, presidente di Ance Toscana

I costruttori confindustriali toscani suonano la sirena d’allarme anche per un altro aspetto: la «profonda emergenza legata all’accessibilità economica all’alloggio». I dati indicano – viene messo in luce – che «il 2025 ha visto una decisa ripartenza delle compravendite (più 9,5%), trend che prosegue anche nel 2026». Tuttavia, e qui l’Ance non usa mezzi termini, «l’accessibilità economica è ai minimi storici: per un reddito medio-basso, l’acquisto di una casa è ormai precluso in tutti i capoluoghi toscani». In cifre: a Firenze la situazione è talmente difficile che «la rata del mutuo incide per il 53% sul reddito mentre l’affitto arriva a divorare il 66,9% dello stipendio».

«Il futuro del settore e del territorio non può reggersi solo sulla spesa pubblica», dice il presidente Massai invitando a «un cambio culturale». A suo giudizio, i finanziamenti pubblici devono «agire come stimolo per i finanziamenti privati, creando un effetto moltiplicatore attraverso lo strumento del partenariato pubblico-privato». Per Massai «né il pubblico né il privato da soli possono risolvere le grandi sfide che abbiamo davanti, come l’emergenza abitativa o la rigenerazione urbana». Lo ripete ribadendo un concetto-chiave: è indispensabile passare «dalla logica dei bonus a quella di una programmazione certa nel tempo: attraverso una riforma dell’apparato pubblico e un investimento massiccio sulle competenze delle persone».

Quanto ai dati positivi riguardanti il Pnrr, il numero uno di Ance Toscana dice chiaro e tondo: «Quando l’Italia deve lavorare in emergenza, dimostra di essere straordinariamente brava. La Toscana ne è la prova, con la gestione dei cantieri del Pnrr. Tuttavia, non possiamo vivere di sole emergenze». Questo significa – afferma – che l’esperienza del Pnrr è stata una lezione dalla quale si devono trarre gli insegnamenti migliori: ad esempio, «la semplificazione delle procedure e l’assunzione di responsabilità degli enti pubblici». Poi rincara: «Questi modelli di monitoraggio continuo e snellimento burocratico non devono restare un’eccezione legata a una scadenza, ma devono essere applicati alla normalità del nostro operare quotidiano».

Pubblicato il
30 Luglio 2026
di ROBERTO MARIANO

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