Le grandi infrastrutture nell’era dell’economia circolare
Gli inerti da riciclare come materiali da costruzione in strade e ferrovie

Un impianto del gruppo Seipa per il trattamento dei rifiuti inerti
ROMA. Riutilizzare i rifiuti inerti – derivanti soprattutto da demolizioni – come materiali da costruzione nella realizzazione di strade e ferrovie: la rigenerazione urbana e le grandi opere potrebbero rappresentare “uno dei principali mercati di sviluppo per gli aggregati riciclati italiani”. A dirlo è il gruppo Seipa, che ha alle spalle una lunga esperienza nel trattamento (e nel riuso) dei rifiuti inerti. Lo sottolinea per “un motivo industriale prima ancora che ambientale: le infrastrutture richiedono enormi quantitativi di materiali e contemporaneamente le attività di costruzione e demolizione generano in Italia 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno”, come riportato dagli ultimi dati Ispra disponibili.
«La vera opportunità – osservano gli specialisti del gruppo Seipa – è fare in modo che una parte crescente dei materiali generati dalle demolizioni possa tornare nelle infrastrutture sotto forma di materia prima seconda qualificata».
Vsle la pena di mettere in evidenza che “sottofondi stradali, rilevati, riempimenti, fondazioni e numerose altre applicazioni possono rappresentare destinazioni industriali per gli aggregati riciclati quando le caratteristiche tecniche del materiale e le specifiche progettuali ne consentono l’impiego”.
Dal quartier generale di Seipa si ricorda l’evoluzione del quadro normativo: a cominciare dal decreto che nell’agosto di due anni fa ha fissato i “criteri ambientali minimi” per le infrastrutture stradali “applicabili alla progettazione e all’esecuzione di lavori di costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture”. Rappresenta un passaggio importante: “La circolarità entra sempre più nella progettazione dell’opera e non soltanto nella fase finale di gestione del rifiuto”, viene evidenziato.
Siamo di fronte a una fase “caratterizzata da importanti programmi di investimento ferroviario, stradale e urbano”, annota l’azienda laziale: “Le grandi opere possono funzionare come acceleratori della domanda di materie prime seconde: quantitativi elevati, programmazione pluriennale e standardizzazione delle forniture possono creare quelle condizioni di continuità che spesso mancano al mercato degli aggregati riciclati”. A giudizio di Seipa, proprio la prevedibilità della domanda uno degli elementi decisivi: «Un impianto può produrre materiale riciclato di qualità, ma – si afferma – perché nasca un vero mercato occorre che progettisti, imprese e stazioni appaltanti possano programmare il suo utilizzo già nella fase di progettazione dell’opera» spiegano gli esperti.
Secondo l’analisi messa nero su bianco da Seipa, l’espansione degli aggregati riciclati nelle infrastrutture dipenderà soprattutto da tre fattori:
• maggiore integrazione nei capitolati e nella progettazione;
• continuità e prevedibilità della domanda;
• capacità di collegare territorialmente demolizione, recupero e nuovo cantiere.
Il terzo aspetto apre la questione della logistica: gli aggregati di inerti sono “pesanti e relativamente poco convenienti da trasportare su lunghe distanze”. È dunque indispensabile che il luogo di produzione del rifiuto, l’impianto di recupero e il luogo di reimpiego siano abbastanza vicini: diventa “una componente della competitività economica e ambientale del prodotto”.











