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LA SPEZIA

Così Tarros punta a rafforzare la rete di collegamenti nel Mediterraneo

Investimenti in infrastrutture e container con più sprint alla digitalizzazione

La sede di Tarros a La Spezia

LA SPEZIA. Lo sviluppo del Terminal del Golfo e di Carbox ma anche il rinnovo delle attrezzature per la protezione delle merci, la digitalizzazione dei processi commerciali come pure il potenziamento dei collegamenti ferroviari e marittimi: coinvolge l’intera catena logistica il piano annunciato dal gruppo Tarros per far decollare «un articolato programma di investimenti e di interventi operativi». Obiettivo: uno srint ulteriore in fatto di «qualità, affidabilità e regolarità che già caratterizza il gruppo».

Contando sul lavoro dei propri 751 dipendenti, il gruppo – che fra due anni toccherà la soglia dei due secoli di vita – collega sulle diverse sponde del Mediterraneo ben 16 paesi e 31 porti che rappresentano un bacino di oltre mezzo miliardo di abitanti.

Detto che proseguono gli incontri con potenziali partner strategici e operativi per valutare la condivisione di progetti e investimenti, vale la pena di sottolineare che per i prossimi mesi è previsto a La Spezia il via al primo lotto dell’ampliamento e riqualificazione del Terminal del Golfo. In ballo l’estensione delle banchine e l’aumento delle aree operative e di stoccaggio: il fine sta nel miglioramento di capacità e efficienza.

Il programma di crescita del gruppo coinvolge anche Carbox: stiamo parlando della società specializzata nei trasporti stradali e ferroviari nazionali e internazionali e nei servizi a supporto della logistica portuale e intermodale. Si mira a:

  • consolidamento della rete italiana,
  • potenziamento della flotta,
  • progressiva digitalizzazione dei processi operativi.

È da segnalare che, nell’area di Pomara, adiacente al Terminal del Golfo, Carbox ha realizzato un nuovo polo per stoccaggio e gestione di container vuoti e pieni, compresi i container refrigerati (reefer). Vale la pena di notare che, in parallelo, la presenza di Carbox Maroc e Carbox Egypt rafforza la capacità del gruppo di offrire servizi di trasporto terrestre integrati nei principali mercati del Mediterraneo.

Quanto all’efficienza e alla sostenibilità del trasporto, Tarros rivendica attenzione e impegno. Come? «Attraverso l’impiego di mezzi di nuova generazione, la sperimentazione di carburanti a minore impatto ambientale (Hvo) e l’adozione di strumenti digitali per la gestione e il monitoraggio dei flussi», come viene sottolineato.

L’operatore spezzino tiene a ricordare di aver introdotto sul mercato il “container certificato”: l’ha fatto avviando «un importante programma di rinnovamento della propria flotta container, scegliendo unità di nuova costruzione caratterizzate da specifiche qualitative superiori». A tal riguardo, occorre tener presente – viene messo in risalto –  che «un primo lotto di 350 containers da 20 piedi è già stato acquistato e sarà consegnato a breve», mentre ulteriori ordini «verranno avviati nei prossimi mesi» così da mettere a disposizione dei clienti «attrezzature sempre più moderne, affidabili e adatte a proteggere al meglio le merci durante tutte le fasi del trasporto».

Relativamente a tale protezione, va detto che «a partire da settembre» Tarros annuncia per tutti i trasporti affidati alla società sul territorio italiano «un’estensione della copertura della responsabilità vettoriale» (con la possibilità per i clienti di richiedere «un’ulteriore estensione della copertura attiva»).

Sul versante della trasformazione digitale del gruppo, è stato messo in campo un nuovo software per la gestione delle quotazioni. È una soluzione destinata a tutto il Network Tarros nel Mediterraneo: consentirà di rendere il processo commerciale «più rapido, preciso e trasparente», saranno cioè ridotti i tempi di risposta.

Nel campo dell’offerta intermodale si aggiunge un nuovo collegamento ferroviario settimanale tra Scandinavia (Frovi) e Parma per poi raggiungere il porto della Spezia. Con un “transit time” di quattro giorni – viene ribadito – i container caricati in Svezia possono raggiungere il porto ligure e, nella direzione opposta, partire dalla Spezia verso il mercato scandinavo (e dallo scalo spezzino raggiungere tutte le destinazioni mediterranee del Network Tarros).

Viene data notizia che dalla metà del mese prossimo si avranno due novità che hanno lo scopo di «offrire maggiore capillarità e continuità operativa, consolidando il ruolo di Tarros come partner ideale dell’industria italiana nei collegamenti tra l’Italia e il Mediterraneo»:

  • sarà riorganizzato anche il servizio “Great Pendulum Service” (Gps) che copre l’intero network Tarros, dal Portogallo al Libano e alla Siria: sei navi garantiranno una frequenza settimanale a giorno fisso, collegando i 12 porti in rotazione.
  • sarà rafforzato il servizio con la Libia «attraverso l’impiego della nave Vento di Zefiro, nave dalle prestazioni più elevate» con Tarros che prevede l’inserimento regolare del porto di Salerno nella rotazione (la nuova rotazione sarà La Spezia-Salerno-Malta-Tripoli-Misurata)

Il gruppo ligure mette l’accento anche sulle persone: da un lato, viene segnalato che nell’ultimo anno sono state effettuate 37 nuove assunzioni e attivati 23 tirocini; dall’altro, si sta in parallelo lavorando su nuovi modelli organizzativi e su progetti legati all’intelligenza artificiale per «accompagnare le persone verso modalità di lavoro sempre più evolute». Inutile dire che in questo contesto la formazione è un elemento centrale: 5mila ore sono state realizzate nell’ultimo anno tra competenze tecniche, professionali e manageriali. Insistendo anche su «un forte focus internazionale, attraverso scambi di esperienze e percorsi di crescita»: tale dimensione capace di guardare fuori dai propri confini viene ritenuta «una leva sempre più importante anche per lo sviluppo delle persone: favorisce – viene messo in chiaro – la circolazione delle competenze, il confronto tra esperienze diverse e la costruzione di una cultura aziendale comune, rafforzando l’integrazione tra Italia, Nord Africa e gli altri Paesi del Mediterraneo in cui il gruppo opera».

Tutto questo si traduce anche in qualcosa di misurabile:

  • il turnover in uscita si attesta al 2,41%,
  • il 14% dei dipendenti ha meno di 30 anni (e il 47% tra 31 e 50 anni),
  • la formazione raggiunge una media di 22 ore annue per dipendente,
  • il sistema di valutazione qualitativa delle prestazioni coinvolge il 100% delle persone.
Pubblicato il
27 Agosto 2026

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