Ravenna bene ma con una frenata in agosto: cosa succede
Serve investire per rendere lo scalo meno vulnerabile ai contraccolpi

Il porto di Ravenna in una veduta dall’alto
RAVENNA. Aumenta di sei punti percentuali la movimentazione complessiva di merci nel porto di Ravenna nei primi sette mesi di quest’anno. Stiamo parlando in totale di 16,6 milioni di tonnellate, 943mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma questo dato potrebbe abbassarsi quando saranno confermate le prime stime riguardanti l’andamento di agosto: un calo previsto in oltre 21 punti potrebbe più che dimezzare l’incremento registrato fino a fine luglio.
Il calo del mese di agosto è, a giudizio dell’istituzione portuale, «riconducibile sostanzialmente a tre categorie merceologiche: agroalimentari solidi, liquidi e prodotti siderurgici». Riguardo a questi ultimi, pagano il prezzo della «prevista gestione trimestrale dei contingenti autorizzati all’import senza applicazione di nuovi dazi previsti dall’Unione europea». È da considerare che ad agosto la quota trimestrale era esaurita e le imprese avevano aumentato il magazzino nei mesi precedenti. Lo stato maggiore dell’Authority dice che «a settembre con la riapertura del contingente per le importazioni si attende un ritorno alla normalità».
E sul fronte dell’agosto negativo dei prodotti agroalimentari solidi? La diminuzione dipende – viene fatto rilevare – «principalmente dalla inoperatività dei porti ucraini dovuta all’intensificarsi del conflitto bellico». Secondo quanto viene riferito, nei prossimi mesi si attende «l’arrivo di navi dai piccoli porti del Danubio (sempreché la situazione militare lo consenta) e da altri paesi di importazione».
Infine, relativamente al vistoso calo degli oli vegetali, in particolare oli di colza e di semi di girasole utilizzati nella filiera energetica, questo è legato – si sottolinea – ad «un cambio delle modalità di erogazione degli incentivi Gse che ha creato incertezze sulle politiche di scorta e di importazione».
Resta il fatto che continua a esistere una netta differenza fra sbarchi e imbarchi: tradizionalmente Ravenna è scalo di import di materie prime e dunque questo dato non desta nessuna meraviglia. Nel corso degli ultimi anni il divario sembra aumentare: se una decina di anni fa le merci allo sbarco erano cinque volte tanto quelle all’imbarco, adesso siamo a sette volte tanto. Non solo: nel periodo gennaio-luglio le merci in arrivo sono aumentate del 7,1% mentre quelle in partenza sono calate di un punto e mezzo. Sostanzialmente stazionario il numero delle toccate delle navi: 1.516, cioè otto in meno rispetto ai sette mesi iniziali del 2025. Lo dicono i dati divulgati dall’Authority.
A trainare la crescita sono soprattutto due settori. L’uno è l’agroalimentare (derrate alimentari e prodotti agricoli): con 3,5 milioni di tonnellate incrementa di 7,3 punti a confronto dei primi sette mesi dello scorso ann: in aumento del 7,5% i cereali (1,3 milioni di tonnellate), più 4,9% le farine (752mila tonnellate), in crescita del 3,6% gli sbarchi di semi oleosi (638mila tonnellate); in diminuzione invece gli oli animali e vegetali (380mila tonnellate). L’altro sono i materiali da costruzione (più 8,4%, quasi tre milioni di tonnellate complessive) così come le materie prime per la produzione di ceramiche del distretto di Sassuolo (più 6,1%, 2,6 milioni di tonnellate movimentate).
Le stime di agosto invece segnano qualcosa di poco ottimistico: nel mese scorso l’arretramento sarebbe particolarmente marcato per gli agroalimentari solidi (meno 46,7%) e per quelli liquidi (a un passo dal meno 80%). Anche i materiali da costruzione mostrano il segno “meno”, ma limitatamente a un calo di due punti.
Invece segna una battuta d’arresto un’altra tipologia di rilievo sulle banchine ravennati: in calo di un punto percentuale i traffici di prodotti metallurgici (3,3 milioni di tonnellate). In questo caso agosto non ribalta la tendenza precedente: anzi, la appesantisce (meno 47,6%).
Capitolo prodotti petroliferi: con 382mila tonnellate in più si arriva a sfiorare quota due milioni e mezzo di tonnellate (più 18,1%). Da segnalare l’incremento della movimentazione di concimi (più 1,5% rispetto al 2025) e, all’opposto, il dietrofront relativamente ai prodotti chimici (meno 9,8%).
I 130.241 teu raggiunti fra Capodanno e fine luglio posizionano l’andamento dei contenitori sostanzialmente «in linea con lo stesso periodo del 2025», segnalano dall’Authority. Invece si è registrata una impennata dei traffici di semirimorchi spediti via nave: il risultato complessivo per trailer e rotabili risulta «in aumento», dice l’istituzione portuale. Ma con una differenza: l’incremento è del 34,7% se si guarda ai mezzi movimentati (16.761 in più rispetto al 2025) e del 2,0% in termini di tonnellaggio (990mila tonnellate).
L’effetto agosto indica per il traffico container un incremento che si stima possa sfiorare i dieci punti, al contrario l’andamento positivo dei ro-ro si ritiene possa andare incontro a uno stop piuttosto netto (meno 9,4% in tonnellate e meno 7,5% nel numero dei trailer).
Mostrano un aumento alquanto positivo, seppure i numeri siano ancora limitati, i traffici di auto nuove: 16.707 pezzi movimentati, 12.097 in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Quanto al terminal crociere ravennate, nel periodo gennaio-luglio 2026 si sono registrati 51 scali di navi da crociera (otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025)): in tutto 193mila passeggeri (più 52,8%), quasi tutti come “home port” (più 71,2%). Forte crescita in agosto: con 19 navi per 86.420 passeggeri (con un balzo vicinissimo al più 30%).

Francesco Benevolo, presidente Authority di Ravenna
Queste le parole del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro settentrionale, Francesco Benevolo: «Il porto di Ravenna – dichiara – mantiene una crescita complessiva dei traffici superiore al 2,5% e questo ne testimonia il buono stato di salute e la dinamicità. Ciononostante la traiettoria positiva di questi mesi non deve indurre a sottovalutare i segnali di rallentamento emersi nel mese di agosto che, seppure previsti, dimostrano la vulnerabilità anche del nostro scalo di fronte agli attuali scenari macroeconomici internazionali». Benevolo aggiunge poi: «Per preservare il valore strategico del porto di Ravenna, che ricordo essere la porta di ingresso per materie prime che alimentano filiere fondamentali per l’intero sistema produttivo del nostro Paese, sono essenziali il supporto e l’impegno congiunto sia del governo che della Regione Emilia-Romagna. Solo la continuità degli investimenti nei progetti di potenziamento infrastrutturale già avviati potrà garantire resilienza e competitività nel lungo termine al nostro porto, ponendolo al riparo da futuri rischi dettati dalle fluttuazioni dei mercati globali».











