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LA SVOLTA

Le banchine ora sono più rosa: «Il merito non ha genere»

Livorno, iI numero due dell’Authority al convegno delle donne del Soroptimist

La copertina del libro di Barbara Bonciani dedicato alle donne al lavoro nei porti

LIVORNO. I porti sono stati per decenni, anzi per secoli, uno spazio economico e sociale  dal quale erano di fatto tenute fuori le donne. Non è più così: proprio a Livorno «negli anni ‘80 furono assunte per la prima volta tre donne: un primato nel panorama nazionale». Da quel tempo molto è cambiato: la strada è stata lunga, anche nell’Autorità di Sistema Portuale, dove ora «le donne rappresentano il 44% del personale e il 50% della componente dirigenziale». Lo sottolinea Pierpaolo Danieli, numero due dell’istituzione portuale livornese al fianco del presidente Davide Gariglio, al convegno organizzato dal Soroptimist Club labronico al Terminal Crociere dello scalo labronico. Titolo: “Porto e Leadership femminile”.

È un aspetto riguardo al quale Livorno ha mostrato attenzione: basti pensare allo studio dell’ex assessora labronica Barbara Bonciani come sociologa dell’ateneo pisano (“Portuali e marittime, perché no?”, Franco Angeli Editore) che mette in evidenza come ormai, oltre che negli uffici, anche sulle banchine e a bordo delle navi non manchino capitane e addette al rizzaggio e derizzaggio, direttrici di macchina e gruiste. Al tempo stesso tante e poche: Bonciani ne ha contate 1.269, cioè fanno parte del paesaggio umano abituale, eppure non rappresentano che il 6,3% della forza lavoro e soprattutto è una presenza  ancor più rarefatta nei ruoli apicali.

L’iniziativa – aperta dalla vicesindaca Libera Camici, dal prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, dall’amministratore unico di Porto immobiliare, Lorenzo Riposati, e della presidente del Soroptimist, Alessandra Querci – ha avuto come relatori figure di rilievo della comunità marittimo-portuale: si pensi a Roberta Macii (dirigente dell’Authority per il settore gare e contratti), Monica Bellandi (presidente di Interporto Vespucci), la capitano di corvetta Diletta Volpe, Gloria Dari (presidente di Spedimar), Valentina Ercoli (direttore operativo di Seatrag) e Francesca Marcucci (presidente di Confcommercio).

Ma «il merito non ha genere», dice il segretario generale dell’ente livornese nell’intervento pubblicato da “Port News”, il giornale online di Palazzo Rosciano, sede dell’Authority. Concluderà poi il proprio intervento all’insegna di una celebre citazione della giurista statunitense Ruth Bader Ginsburg, seconda donna a essere nominata giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti: «Le donne – questa la sottolineatura – appartengono a tutti i luoghi in cui vengono prese le decisioni. Non dovrebbe essere un’eccezione il fatto che le donne si trovino lì. Si tratta di un’affermazione vera: raggiungere la parità di genere significa creare le condizioni perché competenze e merito possano esprimersi pienamente, senza alcuna distinzione».

Danieli di fronte alla platea  del convegno ha messo in luce di aver preso coscienza delle trasformazioni in atto nel lavoro marittimo-portuale: occhi puntati sull’«emergere di nuove professioni che non richiedono particolare forza fisica»: il divario del passato «oggi è superato dalle tecnologie».

Il segretario dell’Authority livornese Pierpaolo Danieli

Cambia dunque volto anche un settore che è stato settore storicamente maschile come quello della portualità: dipende anche dall’innovazione tecnologia e dalla sostenibilità ambientale che hanno modificato un ambiente lavorativo fino al recente passato caratterizzato dalla forza fisica.

Danieli ha raccontato la parabola esistenziale della propria esperienza personale: a cominciare dal fatto di essere «entrato in Accademia nel 2000, con il primo corso misto», spiegando di «non aver vissuto direttamente le difficoltà legate all’ingresso delle donne in un settore, quello della Marina Militare, tradizionalmente a prevalenza maschile». Come dire: «Per me  il ricambio generazionale è stato naturale, non ho avvertito lo shock, pur essendo consapevole dei paletti normativi dell’epoca». Qui il riferimento è al fatto che all’inizio nelle Capitanerie di Porto c’erano percentuali massime che non potevano essere superate, così come limitazioni in alcuni percorsi speciali, poi cadute. Aggiungendo poi: «Oggi la presenza di superiori donne è considerata normale e non mancano curricula che si avvicinano alla soglia del grado di ammiraglio, un traguardo ormai sdoganato».

C’è dell’altro, e riguarda l’equilibrio tra vita familiare e professionale. A giudizio di Danieli le politiche attive di genere non sono una questione che riguarda esclusivamente le donne: semmai sono «uno strumento indispensabile per permettere a entrambi i genitori di conciliare carriera e affetti». L’ha ribadito parlando di come questa consapevolezza l’ha maturata nella trincea della vita personale («ho un figlio molto piccolo e anche mia moglie lavora, è complicato»).

Il segretario generale mette l’accento su un aspetto: il gioco di squadra perché, come viene ribadito, in ogni ambito si può fare qualcosa.

Quanto all’operatività concreta, Danieli segnala che Palazzo Rosciano ha ottenuto la certificazione relativa alla parità di genere, a riprova della rilevanza che assegna a questo aspetto. Precisando: «L’impegno non può fermarsi ai confini dell’Autorità di Sistema: va promosso anche all’esterno, coinvolgendo tutti i soggetti coinvolti nel sistema portuale».

Pubblicato il
16 Ottobre 2026

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