Doppio impegno per Fincantieri con le “stellette”: al lavoro per sottomarino e corvetta
Al via l’alleanza con gli spagnoli di Navantia anche per una versione “combat”

Accordo fra Fincantieri e Navantia a destra amministratore delegato Fincantieri Pierroberto Folgiero
TRIESTE. In pochi giorni doppio annuncio sotto il segno delle produzioni di tipo militare per la Fincantieri: l’uno riguarda il fatto che nello stabilimento di Muggiano si è tenuta la cerimonia di impostazione del primo sottomarino di nuova generazione (U212Nfs) destinato alla Marina Militare; l’altro ha a che vedere con il “memorandum of understanding” (MoU) sottoscritto da Fincantieri e dal costruttore navale spagnolo Navantia per eseguire congiuntamente il progetto di una corvetta europea che sia «modulare, multiruolo e interoperabile» e nella quale si concentri la collaborazione fra Italia, Spagna, Francia e Grecia («con il coinvolgimento di 46 aziende di 12 Paesi»).
Relativamente al sottomarino, c’è da dire che è il primo di un programma di quattro (con la consegna della prima unità prevista per il 2029). Questa nuova classe di sottomarini (U212Nfs) costituisce – è stato detto – «un’evoluzione sostanziale rispetto ai suoi predecessori U212A, grazie a una maggiore maturità progettuale, ad un più ampio contenuto tecnologico nazionale e ad una superiore integrazione dei sistemi di bordo». Fra le innovazioni sviluppate dall’industria italiana: la batteria di propulsione agli ioni di litio e il nuovo sistema di combattimento: In grado di garantire maggior silenziosità, autonomia, efficienza e resilienza alle minacce di tipo cyber.
Questo nuovo programma, secondo quanto riferisce Fincantieri, contribuisce in modo determinante a «preservare e valorizzare il know‑how industriale nazionale, consolidando il vantaggio tecnologico di Fincantieri e dell’intera filiera italiana (grazie all’incremento della componentistica sviluppata sul territorio), rafforzandone il ruolo strategico». Nella fattispecie, stiamo parlando del cantiere del Muggiano: ha alle spalle «oltre un secolo di attività e più di cento sottomarini realizzati», dunque non può che rappresentare «un punto di riferimento storico per la costruzione della componente subacquea nazionale».
L’altra vicenda, annunciata in questi stessi giorni, mette in rilievo l’intesa fra il gruppo italiano e quello iberico che «collaboreranno alla progettazione della versione “combat” della corvetta europea e valuteranno opportunità di export verso altri partner europei», è stato ribadito.
In questa fase – viene fatto rilevare – si punta a «ottenere un progetto certificato e realizzare una piattaforma prototipale per ciascuna delle due versioni previste: da un lato, “full combat multipurpose” (versione da combattimento); dall’altro, “long range multipurpose” (pattugliatrice). Nella “Call 2023”, l’Edf ha stanziato 154 milioni di euro per la fase successiva (“call 2”) dedicata alla progettazione e all’avvio della prototipazione.
Fincantieri e Navantia mirano a lavorare congiuntamente al programma tramite «una joint venture che sarà aperta alla partecipazione degli altri partner del progetto», com’è stato annunciato. Le due società guideranno l’avanzamento del programma collaborando alla progettazione della versione “full combat multipurpose” della corvetta: lo faranno – viene specificato in una nota – valutando insieme «opportunità di export verso altri partner europei». È da aggiungere che la costituzione della joint venture sarà «subordinata al perfezionamento della documentazione contrattuale e al soddisfacimento delle condizioni sospensive di prassi».
Queste le parole di Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri: «Questo accordo rappresenta un passo decisivo nel programma “Epc”, un progetto che incarna lo spirito di cooperazione e di eccellenza tecnologica europee. Unendo le forze con Navantia, non rispondiamo solo alle esigenze delle nostre Marine, ma poniamo le basi per un nuovo standard nella difesa marittima europea. L’”Epc” è più di una nave: è una piattaforma strategica per interoperabilità, innovazione e sicurezza, capace di rafforzare le capacità operative dell’Europa nel suo complesso. La nostra joint venture testimonia la capacità dell’industria di promuovere progresso e coesione, trasformando la visione in soluzioni concrete per il futuro della difesa europea».











