Porto di Livorno, il vescovo all’attacco contro il “governatore” Giani
«Maxi-Darsena indispensabile, sbagliato dirottare i fondi sul ponte del Calambrone»

LIVORNO. L’immagine simbolo arriva in coda alla lunga intervista al “Tirreno”: «Mettiamo un orologio in via della Meridiana e uno sui silos del porto affinché scandiscano i giorni che mancano alla nascita del nuovo ospedale e della Darsena Europa». Le parole del vescovo livornese Simone Giusti suonano come una sferzata per i ritardi con cui si lavora alle due grandi opere che contrassegnano il futuro di quella che ancora solo pochi anni fa era la seconda città della Toscana.
Il monsignore-architetto non si limita a un generico invito ecumenico. Anzi, davanti al taccuino della cronista Claudia Guarino, sul fronte del porto è ancora più tagliente: nel mirino l’idea del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di annunciare la disponibilità a anticipare i soldi per il nuovo ponte del Calambrone pescandoli dai fondi accantonati per la Darsena Europa. Messaggio chiaro: se uno dei maggiori finanziatori della maxi-Darsena si dice pronto all’ok per stornare (provvisoriamente) una parte consistente dei quattrini, circa 35-40 milioni, significa che neanche lui ci crede più che la Darsena Eulropa, ora a metà dei lavori, sia davvero realizzabile per intero. Questo il retropensiero di molti nella comunità portuale, il vescovo non lo dice ma è piuttosto esplicito: di Darsena Europa «se ne parla da anni e adesso i soldi vanno a finire in un ponte tra Pisa e Livorno (quello da costruire sullo Scolmatore, ndr). Ancora una volta a Livorno vengono tolte risorse per darle ad altri? Anche questo è inaccettabile. L’opera va fatta, non si può vivere di promesse».
Del resto, l’idea di Giani di anticipare i soldi per il ponte sullo Scolmatore è già in precedenza finita nel mirino: il prefetto Giancarlo Dionisi aveva sottolineato che l’opera si farà ma con i soldi del governo (e dunque non c’è nessun bisogno che la Regione Toscana anticipi nulla). A ruota il sindaco Salvetti, che con il prefetto ha già avuto frequenti scontri polemici, aveva detto che di fatto Dionisi era diventato il punto di riferimento dell’opposizione locale di centrodestra.

Monsignior Simone Giusti, vescovo di Livorno
Come detto, Giusti polemizza per il fatto che i soldi per una infrastruttura livornese ci si offra di destinarli a un ponte lì vicino ma di fatto di interesse anche, se non soprattutto, pisano. E non è l’unico caso: anche per il nuovo ospedale «non si capisce perché i fondi destinati a Livorno siano finiti a Pisa» (il riferimento è ai lavori per il nuovo Santa Chiara. Il paradosso: il vescovo pisano che dà battaglia perché i soldi destinati a Livorno vengono dirottati a Pisa. «Io sono pisano, ma – aggiunge al “Tirreno” – nonostante questo non mi felicito di tutto ciò. In altre province la Regione ha messo i soldi, perché qui no e dobbiamo trovarli indebitandoci? È inaccettabile. Personalmente amo Livorno e vorrei che fosse considerata al pari delle altre città. Invece le altre città hanno un ospedale nuovo mentre Livorno è Cenerentola in Toscana».
«Si sono fatte montagne di chiacchiere – avverte il presule cattolico alla guida della diocesi livornese ormai da oltre dieci anni – ma nel momento in cui si arriva a stringere è come quando si prova a stringere l’acqua di mare in una mano: non resta nulla. Ho detto a Davide Gariglio, presidente dell’Authority, che faccia una newsletter dove ogni settimana specifichi quali sono le opere fatte in vista della costruzione della Darsena Europa». Aggiungendo poi: «È giunto il momento di uscire da un ginepraio di parole e dal rimbalzo di responsabilità per arrivare a dire quando sono pronti i progetti. Livorno non può veder sfumare prospettive di lavoro».











