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DOPPIA NOMINA

Segretario generale e commissario maxi-Darsena, ora Livorno è sul ring

Dopo la cannonata del Pd, al Senato la destra fa quadrato su Dionisi. E Potenti (Lega) contrattacca

Se la vicenda dell’Authority e della Darsena Europa sono il ring di un incontro di boxe, non c’è niente di meglio dell’immagine dei titoli di testa di “Toro scatenato”: la colonna sonora è l’intermezzo di “Cavalleria rusticana” di Mascagni, funo e nebbia sul quadrato, protagonista Jack LaMotta interpretato da Robert De Niro

LIVORNO. La cannonata con cui il Pd cerca di sbarrare il passo alla nomina del prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, come commissario per la realizzazione della Darsena Europa è arrivata mentre era in dirittura d’arrivo il voto in commissione a Palazzo Madama su quella designazione del governo. Il centrodestra ha risposto picche e al Senato ha fatto quadrato sul nome, peraltro annunciatissimo dal ministro Mattei Salvini fin dall’autunno scorso quando venne in visita a Livorno.

Dopo che l’8 aprile era andato in scena in primo round della discussione (con il presidente forzista Claudio Fazzone che aveva preso il posto del parlamentare leghista livornese Manfredi Potenti nei panni di relatore), oggi martedì 14 – stavolta Potenti relatore – si è giunti a un voto che non ha riservato sorprese: il centrodestra ha ovviamente i numeri in commissione e, stando ai dati ufficiali, ciascuno dei due schieramenti ha votato come da copione: 11 favorevoli e 8 contrari, i primi tutti di centrodestra e i secondi tutti dell’opposizione. Assente Carlo Rubbia (sostituito da Aurora Floridia che ha votato contro). Forfait anche per Giorgio Salvitti (dirigente di Fratelli d’Italia ma appartenente al gruppo dei civici in tandem con Noi Moderati e Udc) e per Giuseppe De Cristofaro (Sinistra Italiana in lista con Avs).

Il messaggio che è arrivato dalla seduta a Palazzo Madama è chiaro: il centrodestra va alla guerra aperta. Non tanto per lo (scontato) esito del voto, che però non ha visto sgambetti all’interno della coalizione governativa, magari con qualche improvvisa assenza che avrebbe potuto mandare in fibrillazione il provvedimento e lasciar da pensare a malumori interni. Al contrario, di fronte al Pd che in commissione giudica inappropriata la nomina di un prefetto a guidare come commissario la realizzazione di una grande opera pubblica come l’espansione a mare della maxi-Darsena livornese (questa scelta è giustificabile solo e soltanto in presenza di gravi situazioni di legalità o altre esigenze eccezionali), il senatore leghista Manfredi Potenti, originario della provincia di Livorno, è andato al contrattacco cercando più il bazooka che il fioretto. A cominciare dal fatto che, l’ha ribadito a fine seduta parlando con i cronisti, dalla relazione ispettiva del 2024 disposta dal ministero sull’Authority livornese emerge un quadro gestionale da parte di Luciano Guerrieri, a quel tempo presidente dell’ente portuale e commissario della maxi-Darsena, che «giustifica ampiamente il fatto che si pensi a un prefetto come commissario».

Alla cannonata del Pd la Lega, per bocca di Potenti, risponde con una cannonata che vuol alzare il tiro e risultare «ancora più forte». Punta il dito contro il fatto che in quegli atti ispettivi si parla di commistioni tra funzioni gestionali e amministrative così come di volontà di Guerrieri, esponente Pd,  di non divulgare atti e documenti relativi alla Darsena Europa come il contratto di appalto per le opere e neppure quelli relativi a «immotivati premi elargiti ai dirigenti distaccati dall’Authority alla struttura commissariale». Per il senatore leghista sono più che leciti i dubbi del governo.

DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si dà conto del durissimo attacco del Pd contro la nomina del prefetto Dionisi come commissario della Darsena Europa

DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si segnala la reazione del presidente dell’Authority Gariglio al pressing per fargli accettare Mancini come segretario generale

Porto di Livorno, ottobre 2025: il sopralluogo al cantiere della Darsena Europa. Da sinistra: il prefetto Giancarlo Dionisi, l’allora commissario dell’Authority Davide Garuglio e l’allora commissario per la maxi-Darsena Luciano Guerrieri (dimissionario ormai da mesi e mesi), il vicepremier e ministro Matteo Salvini, il dirigente tecnico dell’Authority Enrico Pribaz

Ma c’è anche un altro aspetto relativo al motivo per cui il Pd è sceso in campo così fragorosamente (con un attacco pesante firmato dal “governatore” Eugenio Giani e dal sindaco livornese Luca Salvetti più una decina di parlamentari dem e il consigliere regionale Alessandro Franchi). Uno sganassone per avviare, magari con uno scossone, una qualche forma di trattativa per cui il presidente Davide Gariglio non si trovi stretto nella morsa in cui potrebbero stritolarlo Gianmarco Mancini come segretario generale a Palazzo Rosciano e il prefetto Giancarlo Dionisi come commissario per la Darsena Europa. Due figure tecniche, ma a questo punto ad alta “temperatura” politica. Da tradurre: non si tratta di reclamare per un esponente di sinistra il posto di uno dei due. Semmai, di provare a trovare o per il segretario o per il commissario una qualche figura, senz’altro di area governativa ma più tecnica.

Qui però siamo di fronte a un prefetto con l’imprimatur di Salvini e d’un ex deputato della Lega. All’interno di un ministero che è la vera roccaforte della Lega. Risultato: saprà il Pd trovare sponda dentro Fratelli d’Italia e/o Forza Italia? Il voto al Senato non autorizza grandissime speranze per i dem. Anzi, la Lega tira tutte le cannonate che può: proprio con il senatore Manfredio Potenti che, capita l’antifona, blinda il pacchetto Mancini-Dionisi. E dice davanti ai taccuini: «Il prefetto di Livorno è oggi, assieme al candidato segretario generale della Autorità di Sistema, Giammarco Mancini, il fumo negli occhi per questo sistema clientelare che non ha a cuore il lavoro e l’economia del territorio ma esclusivamente la sopravvivenza di una classe dirigente inefficiente e inadatta a garantire le sfide economiche politiche che il porto di Livorno deve e dovrà giocare a livelli internazionali».

Sopralluogo alla vasca di colmata: sulla sinistra il parlamentare leghista Manfredi Potenti

Basta? In realtà, non è tutto: non ci sono riscontri definitivi ma risulta che, a colloquio con i suoi più stretti collaboratori, il senatore leghista livornese Potenti abbia manifestato l’intenzione di presentare una interrogazione parlamentare in cui chiederà al governo di rispondere a tre specifiche domande che di fatto vogliono evitare che la linea difensiva avversaria sia che ispettori ministeriali e Corte dei Conti si sono occupati di un capitolo passato ormai concluso. A quanto è dato sapere, dovrebbe mirare a far puntare i riflettori su Gariglio su aspetti di questo tipo: se ci sono stati provvedimenti con i quali l’attuale vertice dell’Authority labronica ha sospeso o recuperato gli extra erogati ai dirigenti di Palazzo Rosciano che lavoravano anche per la struttura commissariale; se ha modificato l’assetto gestionale ereditato dal predecessore; se ha posto rimedio al “clima” di segreto sugli atti.

Domani, mercoledì 15, nel primo pomeriggio, è prevista in commissione alla Camera dei deputati l’audizione del commissario in pectore e, avendo come relatrice l’ex vicesindaca spezzina Fdi Maria Grazia Frija, la successiva votazione sulla medesima proposta di nomina. Ma il ring vero forse non è neanche quello: il match si disputa da dopodomani. Ma già adesso si capirà se c’è qualcuno in grado di fare da regista, magari con un po’ di wrestling a beneficio del pubblico pagante, o se tutto dipende semplicemente da chi mena di più. Per ora è un ring. come quello di Jack LaMotta nel film di Martin Scorsese che mette i guantoni a uno straordinario Robert De Niro. Lo dice l’immagine in cima: siamo ai titoli di testa, con l’intermezzo di “Cavalleria rusticana” nelle orecchie e fumo, foschia e nebbia sul quadrato e chissà.

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
14 Aprile 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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