Trasportounito accusa: l’intesa col governo non risolve nulla
Alis invece è soddisfatta: finalmente si va nella giusta direzione

Maurizio Longo, Trasportounito
ROMA. Bastano poco più di una dozzina di righe a Trasportounito per liquidare l’intesa raggiunta a Palazzo Chigi sull’autotrasporto: altro che esultare per i risultati conseguiti, a giudizio del segretario generale Maurizio Longo, quello non è stato altro se non «uno dei peggiori accordi storicamente raggiunti per il settore». Eppure – avverte – è quel che sta alla base della scelta delle principali associazioni del settore di sospendere la protesta in atto dell’autotrasporto.
Questa è la reazione di una delle componenti sindacali della galassia dell’autotrasporto, c’è anche chi come Alis – l’associazione presieduta da Guido Grimaldi che raggruppa imprese di logistica e interporti, spedizionieri e aeroporti, strutture universitarie e terminalisti così come società di servizi, ditte di trasporti e armatori – esprime «apprezzamento» per l’esito della trattativa a Palazzo Chigi che ha portato a aumentare a 300 milioni le misure di sostegno sotto forma di credito d’imposta. Bene anche la riduzione dei tempi per il silenzio assenso. A giudizio di Alis, si tratta di «risposte importanti e attese da tempo dal settore dell’autotrasporto»: in particolare, il rafforzamento del credito d’imposta sui carburanti va «nella stessa direzione delle proposte che abbiamo formalmente sottoposto» al vicepremier Matteo Salvini, dice il vicepresidente e direttore generale Marcello Di Caterina.

Marcello di Caterina, direttore Alis
Il numero due di Alis segnala che «da tempo sosteniamo la necessità di interventi rapidi e realmente efficaci per aiutare le imprese a fronteggiare gli effetti dell’instabilità internazionale e dell’aumento dei costi energetici»: per Di Caterina dall’incontro governo-categoria è emerso «un passo concreto verso misure che il comparto attendeva e che possono contribuire a tutelare competitività, continuità operativa e occupazione».
Ma torniamo ad ascoltare Trasportounito che, dicevamo, la pensa in modo ben diverso: il segretario generale Longo, non è un segreto che l’abbia pensata così anche a caldo. Dal quartier generale di Trasportounito si rimarca che questa posizione critica Longo l’aveva già manifestata «al termine dell’incontro» con la premier Giorgia Meloni e il vice Matteo Salvini insieme a una folta schiera di alti esponenti della squadra di Palazzo Chigi e dintorni. Per Longo sono «del tutto insoddisfacenti» i punti chiave dell’intesa con il governo: non c’era nessuna ragione che potesse far sfociare in «una sospensione dello stato di agitazione».
Con cosa se la prende, in particolare, il segretario generale di Trasportounito? Ecco le sue accuse: «Il rinvio di un mese nei versamenti contributivi non produce effetti concreti e la riduzione di 30 giorni nei tempi di recupero delle accise, per i veicoli industriali, euro 5 ed euro 6, poteva concretizzarsi con una semplice circolare».
Il leader di Trasportounito mette l’accento sul fatto che «va considerata una presa in giro la costituzione di una burocratica consulta anziché risolvere immediatamente le norme»: restano «irrisolti» – afferma – i temi dei costi minimi di sicurezza” e dei “contratti in forma scritta”. Non solo: «I tanto elogiati 200 milioni in più per i crediti d’imposta, erogati in aggiunta ai 100 milioni che erano già approvati, si traducono in una ben povera cosa visto che vanno distribuiti su una platea di oltre 350mila veicoli pur escludendone un’altra metà perché meno ecologici».











