Riforma porti, l’altolà della Regione: guai se indebolisce i territori
Ma non è un ultimatum: sì al confronto con Roma per difendere le opere in Toscana

Filippo Boni, assessore della Regione Toscana: ha in mano le deleghe a infrasrutture e trasporti
FIRENZE. La Regione Toscana non vede di buon occhio le prime bozze del disegno di legge che punta a riformare gli assetti di governo della portualità: «Rischia di rallentare la crescita del nostro sistema logistico». A dirlo è l’assessore Filippo Boni, che nella giunta regionale di Eugenio Giani si occupa di infrastrutture e trasporti: non risparmia gli accenti preoccupati per dire che la nascita di una società che guidi in maniera centralizzata le infrastrutture «non deve tradursi in un indebolimento delle competenze regionali e in una riduzione delle risorse destinate ai territori»: risultano «indispensabili» – afferma – per «completare opere strategiche come la Piattaforma Europa a Livorno e potenziare lo scalo di Piombino».
Dalla trincea della Regione Toscana si alza la voce per «salvaguardare le prerogative regionali e l’autonomia gestionale locale» e in nome della valorizzazione delle competenze del personale in servizio. Peraltro, i toni non sono da ultimatum e, se è vero che Regione Toscana e governo centrale non hanno avuto remore in passato a farsi la guerra anche di fronte alla Consulta, stavolta si punta sulla costruzione di un dialogo. Del resto, anche da altre amministrazioni regionali sono arrivati timori di analogo segno: «Auspichiamo – dice l’assessore Boni – la prosecuzione del tavolo di confronto con il governo per correggere il testo, garantendo che lo sviluppo economico e occupazionale della costa toscana rimanga una priorità condivisa».
A giudizio di Boni, anche «la paventata riduzione delle dirette competenze della Autorità di sistema portuale, tra cui la manutenzione straordinaria, può far venir meno il ruolo di presidio per il mantenimento nel tempo della funzionalità delle infrastrutture portuali».











