Sos olio, o ci sono interventi urgenti o è a rischio il ritiro delle olive
L’allarme dei frantoiani: chiesto un tavolo di crisi con ministro e Regioni

Alberto Amoroso, presidente dell’Associazione Italiana Frantoiani, Oleari Aifo
ROMA. L’olio è uno dei prodotti ad altissima visibilità dell’agroalimentare made in Italy eppure le principali organizzazioni di categoria dei frantoi fanno fronte comune e lanciano l’allarme con un documento unitario: c’è «il rischio concreto che numerosi frantoi non siano nelle condizioni di ritirare le olive e l’olio della prossima campagna olearia».
Il motivo? Sta nel fatto che i depositi sono saturi: secondo quanto viene riferito, risultano «ancora occupati dalle giacenze invendute della scorsa stagione» e questo, in tandem con la mancanza di liquidità, sta mettendo in difficoltà le imprese di trasformazione. Tutto deriva dall’«immobilizzo dei capitali nel prodotto stoccato»: c’è il pericolo che impedisca ai frantoi di «acquistare e pagare la nuova produzione nei termini previsti dalla normativa».
Bisogna tornare qualche passo indietro e seguire la ricostruzione fatta nel documento sottoscritto da Aifo, Foa Italia, Assofrantoi, Cna Agroalimentare e Confartigianato Frantoiani, insieme alle rappresentanze regionali Associazione Siciliana Frantoi Oleari, Associazione Frantoiani Oleari di Sicilia, Associazione Frantoi Oleari Calabria Citra, Assofrantoi Calabria, Associazione Frantoiani di Puglia, Frantoiani Italiani Olio di Qualità e Assofrantoi Puglia.
«La crisi – viene messo in evidenza – nasce anche dal forte squilibrio registrato durante l’ultima campagna: i frantoiani hanno acquistato la materia prima a prezzi particolarmente elevati, mentre le successive quotazioni di mercato sono scese al di sotto dei costi sostenuti. Le imprese si trovano così costrette a scegliere tra mantenere l’olio nei depositi o venderlo subendo rilevanti perdite economiche». Se poi a ciò si aggiungono «l’aumento dei costi dell’energia, della logistica e dei trasporti, oltre agli oneri legati alla movimentazione e alla gestione delle sanse e delle acque di vegetazione»…
Il rischio è concreto, parola di Alberto Amoroso, presidente dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (Aifo): «Senza spazio nei depositi e senza liquidità, molti frantoi potrebbero non essere nelle condizioni di ritirare e pagare le olive della prossima campagna». Beninteso, la crisi non riguarda soltanto le imprese di trasformazione: «Se i frantoi si fermano, gli olivicoltori restano senza uno sbocco per il raccolto e viene messa in pericolo la tenuta dell’intera filiera olivicola italiana. Per questo è necessario intervenire adesso, prima dell’avvio della nuova campagna».
Le organizzazioni firmatarie lamentano il «mancato coinvolgimento dei frantoiani nei principali momenti di confronto istituzionale»: in primis, nel “Tavolo Olio” convocato dal ministero dell’agricoltura alla metà del mese scorso senza che vi prendessero parte le rappresentanze delle imprese, cooperative e industriali di trasformazione. Lo stesso dicasi «anche a livello regionale, nei tavoli dedicati ai prossimi interventi e bandi per il settore».
È per queste ragione che il fronte dei frantoiani delle varie associazioni chiede che sia convocato immediatamente un tavolo di crisi al quale sieda anche il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida insieme agli assessori regionali competenti. Obiettivo: individuare soluzioni «capaci di scongiurare il blocco dei ritiri e tutelare la stabilità economica delle imprese». Tra le misure da esaminare con urgenza: una richiesta («già presentata al ministero») di fare pressing sull’organizzazione delle banche (Abi) perché si arrivi a «una moratoria sulle esposizioni bancarie dei frantoi».
«Non si può decidere il futuro dell’olio italiano senza ascoltare chi produce l’olio, custodisce il prodotto e sostiene direttamente il rischio economico della commercializzazione», dice Amoroso: «Chiediamo ascolto, responsabilità e risposte concrete. Salvaguardare i frantoi significa proteggere gli olivicoltori, l’occupazione e il futuro produttivo dei territori».











