Attenzione, risparmiare “troppo” può essere un boomerang
Mellano (Nord Ovest): occhio al rischio del ko dell’autotrasporto
CUNEO. I primi tre mesi della crisi del Golfo hanno scaraventato sulla schiena dell’autotrasporto una montagna di extracosti pari a 2,1 miliardi di euro con il prezzo del diesel aumentato del 18,5%. I conti li ha fatti la Cgia, l’organizzazione di categoria che si occupa di artigiani e piccole imprese.
Questa svolta ha fatto emergere qualcosa che non va nell’approccio tradizionale al trasporto delle merci: benché sia «una componente essenziale del sistema produttivo», continua a essere visto da molte aziende come qualcosa di poco differente da una semplice «voce di costo da comprimere», magari da strapazzare.
Proprio per contrastare questa visione scende in campo Valentina Mellano, amministratrice delegata di Nord Ovest spa, realtà piemontese attiva nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali: lo fa per analizzare dal proprio angolo visuale le ricadute dei rincari sulla filiera logistica e le difficoltà delle imprese di autotrasporto. A cominciare da un aspetto: quando crescono i costi necessari per garantire il servizio, non si scappa, può capitare che non sia possibile mantenere le stesse tariffe senza mettere sotto pressione chi effettua materialmente il trasporto.
Mellano segnala i dati di Assotir, organizzazione dell’autotrasporto: prima della crisi il gasolio rappresentava il 27% dei costi aziendali, ora l’incidenza «è salita al 35-40%». L’amministratrice della società piemontese ricorda i 2,1 miliardi di extracosti citati da Cgia: queste cifre mostrano «la dimensione della pressione economica sul settore e la difficoltà di assorbirla quando le tariffe non si adeguano con la stessa rapidità. Questo – viene segnalato – vale a maggior ragione «per le imprese più piccole, spesso con uno o pochi mezzi, che costituiscono una parte importante del tessuto dell’autotrasporto italiano: hanno margini limitati per assorbire rincari improvvisi e minore forza contrattuale quando si trovano a competere con operatori disposti ad accettare tariffe inferiori».
Mellano lo dice senza giri di parole: «Se il prezzo diventa l’unico criterio di scelta, il rischio è che la pressione commerciale finisca per compromettere la sostenibilità economica del servizio».
Ma c’è dell’altro. A suo giudizio, quel che pesa sulla sostenibilità del trasporto sono anche «le modalità con cui viene organizzato il lavoro lungo la filiera»: si pensi a «tempi di attesa prolungati nei luoghi di carico e scarico, procedure complesse e consegne pianificate in modo inefficiente impegnano mezzi e autisti senza generare valore aggiunto, aumentando i costi operativi». Stiamo parlando, cioè, di «inefficienze che non possono essere ricondotte esclusivamente al trasportatore, perché dipendono anche dall’organizzazione dei committenti, dei magazzini e delle infrastrutture».
Ma il miglioramento della competitività richiede un impegno condiviso: non è sufficiente – si afferma – chiedere tariffe più basse «se le condizioni operative continuano a generare costi che qualcuno deve comunque sostenere».
Mellano invita a «un confronto strutturato tra istituzioni, associazioni di categoria, trasportatori, spedizionieri e aziende committenti». Obiettivo: individuare «condizioni più equilibrate per affrontare le variazioni dei costi, rendere più trasparenti gli adeguamenti tariffari e migliorare l’organizzazione delle attività logistiche». Anche perché, come viene sottolineato, la sostenibilità del trasporto «non può essere responsabilità di un solo anello della catena, soprattutto quando gli aumenti riguardano fattori che incidono sull’intero sistema».
Ne consegue che bisogna uscire da una impostazione che vede nel trasporto quel che non è: «Non è un servizio accessorio né una semplice voce da acquistare al prezzo più basso, è una componente essenziale della competitività delle imprese, perché consente alle merci di raggiungere gli stabilimenti produttivi, i punti vendita e i mercati internazionali». Per questa ragione parte l’invito ad avere una visione che non guardi semplicemente al risparmio immediato: riconoscerne il valore del trasporto significa «garantire condizioni economiche e operative che permettano agli operatori di continuare a investire e a offrire un servizio affidabile». Se si pensa che il taglio dei costi sia una questione semplicemente altrui senza considerarne le condizioni di sostenibilità, si può avere – dice Mellano – «un risparmio immediato, e tuttavia indebolire nel tempo l’intera filiera».











