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AMBIENTE

Le crociere inquinano, si preveda una tassa per riparare i danni

Galassia ecologista: che assurdità tutte quelle agevolazioni fiscali

Il logo della rete Facciamo respirare il Mediterraneo

MILANO. Primo aspetto: «In Italia una notte in crociera paga il 15% di tasse, in hotel il 25%, e sulle navi di lusso si scende sotto il 3%». Secondo elemento: «Godono di esenzione totale sulle accise dei carburanti». Terzo tassello del mosaico: una singola nave da crociera emette in media «tanti gas serra quanto 19mila automobili». Quarto flash: ricordiamoci che «l’Italia è il secondo Paese al mondo per traffico crocieristico dopo gli Stati Uniti, con circa 15 milioni di passeggeri movimentati nel 2025 (Risposte Turismo), attesi in crescita a 16 milioni nel 2027». Parte da qui una galassia di realtà ecologiste di Cittadini per l’Aria in tandem con la rete “Facciamo respirare il Mediterraneo”: lo fa per dire che questa forma di turismo non solo è in aumento ma «inquina le coste e l’aria, impatta sul paesaggio e la pesca, ingombra le città portuali» e oltretutto resta «quasi esentasse, a danno degli albergatori e contro il principio “chi inquina paga”».

Ecco perché i promotori di questa battaglia ambientalista chiedono che si applichi «una tassazione di almeno 20 euro a passeggero»: se lo si fosse fatto, nel 2025 «in otto grandi porti italiani si sarebbero raccolti 141 milioni di euro». Per esser precisi la proposta indica «una tassa tra 20 e 40 euro a passeggero per ogni scalo». In tal modo si coglierebbero due obiettivi: da un lato, si coprirebbero «almeno in parte i costi ambientali e sanitari che oggi restano a carico della collettività nelle città di porto»; dall’altro, si riequilibrerebbe, anche se solo parzialmente, «l’agevolazione fiscale di cui beneficia ingiustamente un settore estremamente inquinante»: nel 2025, solo contando otto fra i porti principali in Italia in questo campo, «le navi da crociera hanno realizzato oltre 2.500 scali sostando in porto oltre 30mila ore.

A giudizio di Cittadini per l’Aria e della rete “Facciamo respirare il Mediterraneo”, durante queste 30mila ore, «la gran parte delle navi da crociera inquina anche l’acqua del porto rilasciando in mare milioni di litri di acque di scarico dagli “scrubber”»: si tratta _ viene sottolineato – di impianti che «lavano con acqua di mare i fumi della combustione dei carburanti, riversandola poi in ambiente carica di idrocarburi e metalli pesanti».

Viene riportata una analisi di T&E secondo la quale «nel 2025 le emissioni delle navi da crociera hanno generato in Italia costi esterni per 503 milioni, di cui 114 per gli inquinanti atmosferici (come ossidi di azoto e di zolfo, particolato e relativo carico di malattia e morti premature da smog), e 389 milioni quanto a gas serra: danni che non pagano né le compagnie né i passeggeri, ma la collettività». Siccome il sistema europeo Ets ne recupera oggi «circa 106 milioni», restano quindi «scoperti 397 milioni di euro l’anno». A tal riguardo, viene segnalato che «dividendo questo importo per il numero di passeggeri stimato per il 2027 nei porti italiani, si ottiene che una tassa di 20 euro è ancora insufficiente a ripagare il costo sanitario e ambientale a carico della collettività, parità che si otterrebbe presumibilmente a non meno di 25 euro a passeggero per scalo».

Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, sostiene che «la tassa va decisa a livello nazionale per aiutare le città a compensare l’impatto di questo turismo insostenibile e può servire, ad esempio, ad allontanare gli attracchi dai centri abitati».

Enzo Tortello (Comitato Tutela Ambientale Genova Centro Ovest) rincara la dose: «Chiediamo anche che si pongano limiti al numero delle navi. Molte città europee lo stanno già facendo: Dubrovnik e la regione delle Alpi Marittime hanno fissato un tetto ai passeggeri; La Rochelle e Barcellona limitano gli scali; Barcellona, Bordeaux, Venezia e Amsterdam tengono le grandi navi lontane dai centri abitati, spostando i terminal. Sono scelte che permettono alle città di vivere il proprio mare, invece di subirlo».

Luca Ribechini (Livorno Porto Pulito) è dell’opinione che «le crociere costituiscono un modello di industria turistica di massa difficilmente compatibile col rispetto dell’ambiente, soprattutto nel contesto attuale». Aggiungendo poi: «Il loro carattere fortemente energivoro si pone in aperta contraddizione rispetto alle politiche di mitigazione del tracollo climatico in atto: non c’è abbastanza energia rinnovabile per alimentare anche questo traffico, sottraendola agli altri settori, economici e civili, nei quali una transizione dal fossile è indispensabile, urgentissima eppure problematica».

Della citata rete ecologista mediterranea fanno parte realtà come: We are here Venice, Com. Tut. Amb. Genova Centro Ovest, Rete Ambiente Altro Turismo La Spezia, Associazione Livorno Porto Pulito, Italia Nostra Sezione Ancona, Comitato Porto Città di Ancona, Forum Ambientalista Civitavecchia, Comitato Vivibilità Cittadina Napoli, Comitato Palermo Che Respira, Hub.Mat Olbia, Tavoli del Porto Fiumicino, Italia Nostra Venezia. Sostengono che «le navi da crociera sono ingiustamente classificate come trasporto marittimo e godono delle stesse esenzioni delle navi merci: niente Iva sulle crociere internazionali, niente accise sul carburante, regimi agevolati sulla tassazione d’impresa.

«In altre parole, trattiamo questi hotel galleggianti – viene sottolineato – come se fossero infrastrutture marittime essenziali, ma non è così: le crociere non sono un mezzo di trasporto, sono la destinazione stessa di chi sceglie questo tipo di vacanza, che muove città intere e tutto il necessario per dilettare i suoi passeggeri durante il viaggio e le soste».

Vittorio Gasparini (Rete Ambiente Altro Turismo La Spezia) dice che «l’impatto è così rilevante perché circa il 90% della flotta crocieristica mondiale funziona ancora interamente con i combustibili marini convenzionali, i più inquinanti. Né va meglio con le navi a Gnl, erroneamente proposto come carburante “green”».

Oltre a prevedere la citata tassa, secondo questo fronte sono necessari anche altri interventi. Ad esempio, a livello italiano:

  • destinare il gettito alla tutela e al ripristino degli ecosistemi marini e costieri;
  • limitare il traffico crocieristico nelle località sotto pressione turistica, con tetti giornalieri ai passeggeri, limiti agli accosti e divieti nei centri storici e nelle aree marine sensibili;
  • Vietare l’uso degli scrubber nelle acque territoriali e nelle Zone di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno;
  • Prevedere l’obbligo di connettersi alla rete ovunque l’infrastruttura di banchina elettrificata sia già operativa.

Queste invece le richieste a livello europeo:

  • allineare l’Iva a quella del turismo a terra;
  • Escludere le navi da crociera dall’esenzione totale sulle accise dei carburanti, nella revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia;
  • Introdurre un obbligo europeo di prelievi ambientali minimi sugli operatori crocieristici;
  • Rafforzare le regole di decarbonizzazione, con obiettivi Fuel Eu Maritime più ambiziosi e l’estensione del regolamento Afir per imporre l’alimentazione elettrica da terra o alternative a zero emissioni in banchina.
  • Imporre la riduzione della velocità alle navi da crociera nelle acque Ue.
Pubblicato il
6 Novembre 2026

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