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Ma l’Europa può davvero fare scelte?

LIVORNO – Vista da queste parti, che non sono certo l’ombelico del mondo ma rappresentano pur sempre la prima e ideale porta delle crociere almeno per la Toscana, le linee di sviluppo del comparto crociere elaborate dalla UE generano reazioni contrastanti.
[hidepost]Da una parte, come dice Clia qui a fianco, si plaude alla dichiarata intenzione di Bruxelles di razionalizzare per quanto possibile il comparto, favorendo il dialogo – e non l’attuale guerra al massacro – tra operatori, compagnie e porti. Dall’altra, c’è lo scetticismo della ragione, legato a tante altre dichiarazioni d’intenti di Bruxelles in campo portuale e quasi tutte finite con il ruggito del topo: ovvero impantanate in una serie di veti incrociati che non hanno prodotto praticamente niente di concreto.
Siamo, come sapete, alla vigilia del più grande salone del mondo delle crociere, quello di Miami. Ed è evidente che i porti interessati al comparto – che crescono di continuo, anche oltre alla logica – delle indicazioni e delle “linee direttive” della UE a Miami se ne stanno allegramente fregando. Nel senso che ognuno ci va per se e contro tutti gli altri. La feroce polemica che si è sviluppata sull’alto Tirreno per il “forcing” di La Spezia sulle crociere, con tanto di alte lamentazioni specie da parte di Genova e di Livorno, non è che uno dei casi più noti. Nel recente Quaderno della nostra testata che presenta i programmi della Porto 2000 di Livorno per cercare di riprendersi traffici migrati a La Spezia, si parla di eccesso di offerta, che sembra uno dei mali più diffusi della nostra portualità nazionale (Nereo Marcucci presidente di Confetra aveva sottolineato già tempo fa che se dovessero essere realizzati tutti i terminal contenitori proposti dai vari porti, arriveremmo a una potenzialità di offerta dieci volte superiore alla domanda). Il problema è che se davvero Bruxelles fosse in grado di dare una disciplina all’offerta, identificando – non certo manu militari ma in un clima di concrete consultazioni internazionali – una catena “logica” ed economicamente valida di porti da crociere, tanti problemi sarebbero forse risolti. Ma credo sommessamente che sarebbe sperare nella pietra filosofale, o nella pentola d’oro dove gli arcobaleni toccano terra. Così il plauso di Clia al documento europeo rimane un beau geste su una delle tante (troppe?) velleità europee destinate a rimanere tali. Sperando, ovviamente, di sbagliarmi di grosso.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
5 Marzo 2014

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