Riforma Madia: rimandata a settembre
ROMA – Guai ad essere maligni a priori. Ma la scelta del governo Renzi di dare un morso alla Pubblica Amministrazione con il primo OK del Parlamento alla riforma Madia, sembra proprio ripresa dall’antico sistema democristiano: mordi alla vigilia delle ferie, tanto poi gli italiani vanno al mare e se ne riparlerà a fine estate. Del resto, un parlamento semideserto nelle ultime riunioni dice tutto.
[hidepost]Nel merito, la riforma della Pubblica Amministrazione, per quello che riguarda la portualità, sembra più che altro la ripetizione di una serie di annunci fatti filtrare più o meno intenzionalmente nei mesi precedenti: e annunci rimangono, perché tutte le vere decisioni – cioè le norme – sono demandate ad appositi decreti legge che dovranno essere discussi (e probabilmente anche stiracchiati, contestati, dibattuti, forse edulcorati) a venire. Rimane l’impianto, o almeno dovrebbe rimanere: che prevede, come da tempo si va dicendo, la riduzione delle 24 Autorità portuali a una dozzina (per ora siano all’annuncio di un taglio a 14), la nomina dei loro presidenti direttamente dal ministro con consultazione (ma non concertazione) con i presidenti di regione (fine del mercato delle vacche con le “terne”), il taglio sostanziale dei comitati portuali trasformati in snelli comitati di gestione di pochissimi membri, la trasformazione dei segretari generali in figure di direttori-manager (con due direttori negli accorpamenti tra due Authority, con tre se gli accorpamenti riguarderanno tre porti, eccetera) e con una serie di concessioni in fatto di autonomia finanziaria. Le Autorità portuali avranno anche competenza di distretto logistico: nella sostanza, potranno anche gestire – probabilmente dovranno – ambiti logistici che comprenderanno aree retroportuali, nodi logistici e società di settore.
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Fin qui quello che si è letto delle tante norme della Madia direttamente collegate ai porti. Ma gli spunti più importanti vengono a latere. Quando si legge che saranno ridotti i controlli sulle merci, non significa – è stato detto – che i controlli saranno minori: ma che invece saranno concentrati con l’Agenzia delle dogane che dovrebbe assorbire i compiti oggi distribuiti in una snervante serie di interventi di uffici diversi e mai coordinati. Quando si legge che la burocrazia avrà le unghie spuntate – vecchia aspirazione da cent’anni e più, anzi da quando a quella borbonica si sostituì quella sabauda, non certo migliore – si promettono miracoli che ogni italiano ormai ascolta dire con rassegnato scetticismo. Eppure bisogna arrivarci, perché la concorrenza con il resto del mondo si fa anche così: come ci ha insegnato la Spagna, oggi dieci volte meno borbonica dell’Italia. E il vantaggio della ditta Renzi & Madia è che oggi abbiamo strumenti elettronici e informatici che consentono davvero di chiuderla con lo storico e defaticante ciarpame che tutto ritarda e tutto fa costare di più.
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Altro punto importante di cui forse si è parlato troppo poco è che finalmente ci si è decisi a centralizzare – sperando che funzioni, visto che sarà a Roma … – il controllo dei tanti (troppi) mega-progetti portuali che chiedono di creare strutture costose e probabilmente eccessive. Una apposita commissione è già al lavoro nel vaglio e pare che abbia già le mani nei capelli: avrebbe ricevuto, per l’apposita valutazione, ben 375 progetti di terminal portuali (o comunque di grandi infrastrutture portuali) da finanziare con le pubbliche risorse per un ammontare stimato di almeno 15 miliardi di euro: quando le più prudenti valutazioni parlano già di un eccesso di infrastrutture dedicate ai containers in Italia, in relazione alla prevista crescita dei relativi traffici nei prossimi dieci anni. Ci sarà, a quello che dovrebbe apparire logico, un massacro: cancellando tutti quei progetti che non stanno in piedi con risorse proprie (leggi: private o locali) e in un quadro valutato non sulla difesa dei “pollai” localistici ma su un sistema nazionale finalmente basato su una rete logistica vera, efficiente e in linea con quella che è già da tempo (giusta o meno giusta che sia) la programmazione europea dei porti “core” e delle reti. E con queste speranze, arrivederci a settembre. Sperando che il tempo porti consiglio e non nuove ondate di compromessi.
Antonio Fulvi
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