Interporto Vespucci alla scelta della “mission”
Torna in discussione il ruolo preminente di retroporto con il riassetto dello statuto – L’uscita dal board della Camera di Commercio di Livorno e la linea dell’Authority portuale
COLLESALVETTI – Probabilmente gli assetti sono stati già definiti, ma in chiave ufficiale almeno due soci dell’interporto Vespucci Spa, la Camera di Commercio di Livorno e l’Autorità portuale, si sentono ai margini delle scelte.
[hidepost]La verifica si avrà giovedì prossimo 17 dicembre nell’assemblea in seconda convocazione, con all’ordine del giorno le modifiche dello statuto e la riduzione del consiglio d’amministrazione a soli 5 membri. Dovrebbe anche essere l’occasione per una revisione dei vertici, dopo il flop” del precedente consiglio che aveva presentato come candidato alla presidenza l’ingegnere Giandomenico Caridi (amministratore unico della Navicelli Spa) ed aveva poi ripiegato sul funzionario regionale Rocco Guido Nastasi.
Più che sui nomi, il tema verte sulla “mission” dell’interporto. Con alcune prese di distanza già annunciate: quella del Comune di Livorno, che da tempo si dice non interessato e intende uscire, e quella della Camera di Commercio, che per dichiarazione del suo presidente Sergio Costalli ha già deliberato di mettere in vendita la maggioranza assoluta della sua quota (5,8%) per mantenere solo una simbolica presenza dello 0,5% come “diritto di tribuna”. La vendita avverrà con gara secondo legge, ma Costalli ha espresso la speranza che sia l’Autorità portuale ad acquistare le quote camerali. Ma non sembra affatto scontato. Il vicepresidente del Vespucci, Massimo Provinciali (segretario generale della Port Authority) non si è ancora pronunciato ma secondo gli osservatori non ha gradito la recente iniziativa di un protocollo tra Comune di Collesalvetti, Interporto e Assoindustriali, che ha totalmente ignorato l’Authority portuale. Il tema di fondo che l’Authority pone è: il Vespucci sta andando verso una valorizzazione del suo ruolo di area ad insediamento industriale o vuole mantenere gli impegni assunti in precedenza di vero e proprio retroporto? Vero che ci sono spazi per entrambi gli scopi, ma l’incertezza della “mission” non aiuta: specie se l’Authority fosse chiamata a investire ulteriori risorse pubbliche su terreni che finiscono per avere una connotazione portuale molto annacquata.
A margine, c’è anche la preoccupazione per la situazione finanziaria del Vespucci, con la pesante esposizione bancaria che in tempi di forte sensibilità del governo centrale (e di quello regionale) verso gli assetti bancari, potrebbe spingere verso una politica di dismissioni di aree a tutti i costi e per tutte le opzioni, pur di vendere e rientrare. Sotto questo aspetto il recente protocollo ha confermato che il comune di Collesalvetti, competente per territorio, ha messo in atto una serie di iniziative che facilitano in particolare gli insediamenti produttivi, sia con la leva fiscale che con quella della ridotta burocrazia sui progetti. In sostanza, dall’assemblea ci si attende un chiarimento non solo della “mission” ma anche e specialmente di come attuarla sul concreto. E con chi al timone.
Antonio Fulvi
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