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Governance del sistema Livorno ora arriva il pieno di ingegneri?

LIVORNO – Recitava una vecchia battuta molto popolare in Marina, che su una barca a vela ci sono tre cose inutili: una scala a pioli, una carriola e un ufficiale di marina. Analoga battuta me la riferiva uno dei grandi esperti dei tempi che furono, l’allora presidente del porto di Trieste Michele Lacalamita: se vuoi guai nella cabina di comando di un porto, mettici due ingegneri, sarà guerra continua.

Non sappiamo se Lacalamita avesse doti divinatorie; ma fatto sta che per il porto di Livorno abbiamo già sperimentato che i due ingegneri – Stefano Corsini e Filippo Nogarin – se ne stanno dando di santa ragione, di fatto bloccando il processo di “governance”. Entrambi bravi nel proprio mestiere, ci dicono (e si dicono) ma zero mediazione per far partire il comitato di gestione. E sarebbe bastato poco, magari con una soluzione ponte che non avrebbe pregiudicato niente.

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Adesso poi che, se sono vere le indiscrezioni raccolte da Il Telegrafo, di ingegneri ne potrebbe arrivare un terzo – il brillante Andrea Ferrante dal MIT (provenienza come Corsini) – anch’egli indubbiamente bravo come tecnico nel suo campo, qualche perplessità può nascere. Nella “governance” del sistema più che bravissimi tecnici occorrono anche e specialmente doti di mediazione politica, di conoscenza del territorio, di rapporto mediato con gli imprenditori piccoli e grandi, persino con la gente comune che è sempre pronta a mettere in piedi comitati NIMBY. E con le istituzioni, idem.

In attesa che ci raccontino qualcosa di concreto – che vada oltre alle indiscrezioni o, come dice il nostro amico Massimo Provinciali, alle nostre fantasie – siamo andati a cercare il curriculum dell’ingegner Andrea Ferrante. Che non è un nome nuovo sulle banchine livornesi: perché già quando Delrio e Rossi vennero a inaugurare i raccordo ferroviario della Darsena Toscana, di Ferrante si era scritto anche su queste colonne. Sarebbe molto stimato anche da Ivano Russo, e non è poca cosa. Sul piano tecnico il suo curriculum è impressionante. L’ingegnere ha avuto compiti importanti del collaudo di opere portuali come il Mose di Venezia, le stesse banchine della Darsena Toscana, altre opere in buona parte degli scali italiani. Oggi è dirigente del consiglio superiore dei lavori pubblici nel MIT ma è stato anche vicepresidente internazionale della PIANC, l’associazione di ingegneria marittima a livello di istituzioni governative, di cui è rimasto presidente onorario, ha una trentina di pubblicazioni specializzate ed è esperto anche nei flussi di corrente costieri, il che non guasta nella prevista riprogettazione della Darsena Europa.

Arriverà, non arriverà sulla dorata seggiolona del segretario generale del sistema portuale livornese l’ingegner Ferrante? O il suo nome è l’ennesimo atto di “disinformazia”? C’è chi dice che il porto di Livorno continua ad essere gestito in regime commissariale da non livornesi: ieri da Gallanti e Provinciali, oggi da Corsini e Provinciali (dimezzato) domani forse da Corsini e Ferrante. E’ la globalizzazione, non c’è da meravigliarsi. Ma forse poteva andare anche un pò diversamente se ci fossero state le persone giuste nei posti giusti. (Comunque, noi speriamo che ce la caviamo.

(A.F.)

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Pubblicato il
15 Luglio 2017
Ultima modifica
21 Luglio 2017 - ora: 09:55

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