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Buonanotte Interporto?

GUASTICCE – Ci capita, sempre più spesso, di assistere a “ludi cartacei”, che presumono marchette più o meno politiche, o partitiche, o di altro genere. Diceva Humphrey Bogart: “E’ la stampa, bellezza!”, il che voleva dire che dove non ci sono fatti sono le chiacchiere a tenere ragione.

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Premessa vaga? Solo premessa. In questi giorni si è parlato dei grandi risultati dell’interporto “Vespucci” di Guasticce: che grazie a scofanate – davvero da seconda repubblica – di pubblico danaro buttati nel fango, sta assumendo un aspetto quasi da realtà produttiva: viabilità interna (a spese pubbliche), istallazioni logistiche (a spesa pubblica) costruzioni da vendere e affittare (a spesa pubblica), nuovi insediamenti pseudo-privati che non si sa bene dove trarranno gli utili operativi, visto che il “Vespucci” ad oggi ancora – malgrado gli sforzi razionali del suo management e l’occhio benevolo del ministero delle Infrastrutture – continua a non avere collegamenti efficienti con il porto, con il retroporto, con la rete ferroviaria, con l’aeroporto e con le autostrade del mare. Dice Luciano Pannocchia, amministratore delegato del “Vespucci”, che la struttura “soffre di una grave carenza di pianificazione e di chiarezza politica”. Ancora: “Mancano un  nesso organizzativo e un coordinamento serio tra realtà produttive e imprenditoriali”. E poi la fucilata: “Altro che distripark al Calambrone! Troppi interessi particolari stanno frenando lo sviluppo ordinato di questo territorio in contrasto con una diffusa teoria che oggi vede la liberalizzazione degli spazi portuali delle banchine da impicci di vario genere; mentre a Livorno si continua a costruire magazzini, capannoni, strutture diverse un po’ dappertutto e si arriva a costruire una centrale elettrica in porto”. Idem sulle Autostrade del mare: secondo Pannocchia lo Stato eroga soldi pubblici, l’interporto ci mette del suo (pubblici) e manca ogni coordinamento. “Insomma, conclude Pannocchia, si vive alla giornata”.

C’è da aggiungere di più? Pannocchia è un realista, mentre il presidente Susini è un politico che suona un po’ come una noce nel sacco. L’uno se la prende anche con le ferrovie, che non sono ancora state capaci (o non vogliono) un sano collegamento tra interporto e porto (non rende nelle brevi distanze, è dottrina diffusa); l’altro si arrabatta per trovare soldi nei vari bilanci dello Stato. Ma sono soldi utili o buttati via anche nel quadro delle strategie in forte movimento della logistica delle reti TEN che al corridoio tirrenico assegnano assai poco? Finora i treni che arrivano al “Vespucci” sono solo roba di scarto, anzi riempitivi di terraglia che nessuno sa bene dove buttare per gli scavi dell’Alta Velocità. E il resto? Davvero, ci saremmo aspettati di più, che non qualche tettoia solare, qualche piazzale di auto allo sbarco, qualche sogno di navigabilità di canale tutt’ora condizionato da ponti bassi, fondali insufficienti, servitù militari e basta. Le conclusioni più amare – sebbene temperate da sana prudenza istituzionale (e dire che proprio da lui la “sana prudenza istituzionale” ha recentemente ricevuto qualche calcio in faccia) vengono dal presidente della Camera di Commercio Nardi, che parla anche per le istituzioni analoghe: “la pianificazione del porto è avulsa da quella dell’interporto, i costi di quest’ultimo sono insostenibili per i privati, ci sono troppi interporti in un piccolo raggio di chilometri”. Ergo: l’Italia dei Comuni non è cambiata. Si difendono le poltrone, non le idee di crescita. E buonanotte piastra logistica costiera.

A.F.

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Pubblicato il
27 Ottobre 2010

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