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Spedizionieri, la New Age

Armando Borriello

NAPOLI – Armando Borriello, classe 1992, è il presidente di Fedespedi Giovani, il team di professionisti under 35 che Silvia Moretto, presidente Fedespedi, ha voluto accanto a sé; e a cui ha prioritariamente affidato il compito di far “ri-conoscere” il ruolo strategico degli spedizionieri internazionali nei traffici commerciali. Borriello è anche membro di ACCSEA Giovani, l’associazione di categoria della Campania.

Presidente, che fase sta vivendo il settore delle spedizioni internazionali?

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Il settore delle spedizioni è molto cambiato; i grossi gruppi stanno prendendo il predominio sui traffici massivi ed occorre dare un nuovo “taglio” alla figura professionale dello spedizioniere che ben rappresenti il suo essere specialista dei trasporti. Non più intermediario necessario quindi ma figura professionale in grado di offrire un servizio particolare e su misura. Ancor più in Italia ciò è necessario: non potendo competere con i grandi gruppi mondiali dobbiamo creare un’alternativa perché, essendo ormai in un’economia globale, risentiamo, e subiamo troppo passivamente, le sue dinamiche. La capacità economica dei colossi, non solo europei, le loro iniziative commerciali – pensiamo ad esempio alla Belt & Road Initiative – non lasciano alternative: dobbiamo inserirci nei mutati equilibri politici e geo-economici.

Qual è la mission di Fedespedi Giovani?

Il ruolo di cui siamo stati investiti è principalmente quello della comunicazione della Federazione a 360 gradi. Lavoriamo a due tavoli specialistici in questo ambito: comunicazione social e comunicazione del sito web. Proprio in questi giorni nel consiglio direttivo è stato presentato il nuovo sito web; un prodotto che è stato realizzato in cooperazione con Fedespedi Giovani. Il canale social non faceva invece parte della comunicazione di Fedespedi; ad oggi abbiamo già lanciato il canale Linkedin e siamo in prossimità del lancio dei canali Facebook ed Instangram.

Il vero obiettivo – mio e della presidente Moretto – è risolvere quello che riteniamo un problema atavico della nostra categoria professionale di spedizionieri internazionali: la mancanza di piena e diffusa riconoscibilità al nostro settore per dare valore al nostro lavoro. Attraverso studi ed indagini che abbiamo commissionato abbiamo capito che la nostra categoria viene identificata con il corriere o con il trasportatore quando in realtà noi siamo entità completamente differenti. Una volta lo spedizioniere veniva definito “architetto del trasporto”, adesso siamo altro: siamo data driven, data provider; abbiamo una professionalità mutata e purtroppo la non riconoscibilità del ruolo fa sì che non abbia la giusta valorizzazione. Quando organizziamo un trasporto l’apporto del nostro lavoro fatica ad essere riconosciuto a causa della non consapevolezza di quello che facciamo. Questa erosione nel riconoscimento si riflette ovviamente sui margini con tutta una serie di conseguenze economiche che significano indebolimento e conseguente acquisizione di nostre aziende da parte di gruppi stranieri con licenziamenti dei dipendenti: situazioni come quelle recenti della Panalpina o della Raben. Manca appunto una riconoscibilità terza: cioè il pubblico, la massa, non conosce il mestiere dello spedizioniere internazionale, differentemente dalle altre professioni che non hanno questo problema.

Più in generale quali sono le priorità che deve affrontare la vostra categoria?

La priorità assoluta da affrontare, e purtroppo in controtendenza per quanto detto con quanto sta succedendo, è l’agevolazione fiscale delle imprese di spedizione intesa a tutto tondo. Il nuovo decreto legge fiscale ha invece dato un colpo di mannaia sui nostri stakeolder – terminalisti, concessionari portuali – e questo ricadrà direttamente sul mondo delle spedizioni internazionali per effetto della traslazione dell’imposta. Recentemente, grazie all’intervento di Fedepedi, è stata inoltre evitata una gabella prevista per ogni container imbarcato o sbarcato nei porti italiani. La politica va dunque in controtendenza rispetto alle esigenze di sopravvivenza economica di un settore – il terziario, ed in particolare la logistica – che attualmente è trainante in Italia. Questo quando invece abbiamo necessità di essere coadiuvati per evitare il rischio che l’Italia diventi un molo sul Mediterraneo su cui viaggiano merci di terzi su mezzi di terzi.

Cosa occorre per sviluppare il settore delle spedizioni e dei trasporti, anche dal lato infrastrutturale?

Occorre continuità negli investimenti e certezza negli impegni, anche sotto quell’aspetto. Stiamo vivendo una serie di ritorni al passato ad ogni cambio legislativo; il problema non è quello di essere o meno a favore di un’opera, ma il fatto che non se ne discute nemmeno dato che non esiste un indirizzo da seguire. Nell’ambito dell’alta velocità al Sud abbiamo la costruzione dell’arteria Napoli-Bari su cui potranno transitare anche i treni merci mentre al Nord questa arteria già esiste fra Milano e Torino: purtroppo c’è un’Italia-TAV e una no-TAV; quella del Sud è completamente svincolata dai temi dell’alta velocità e distribuzione merci nonostante abbia un bacino produttivo molto importante ed è paradossalmente costretta a spostare i propri servizi logistici verso il Nord Italia per mancanza di infrastrutture.

La presidente Moretto conta quindi molto sul vostro apporto innovativo per rinnovare l’immagine e dare impulso alla vostra categoria.

Certo, il punto centrale da cui partire è la riconoscibilità della nostra categoria professionale ed in questo senso siamo pronti a dare il nostro supporto a tutti quelli che ci daranno la massima possibilità di informare e promuovere il valore aggiunto della nostra attività. Vogliamo far sapere chi siamo e cosa facciamo per creare valore.

C.G.

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Pubblicato il
21 Dicembre 2019

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