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Pressione fiscale alle stelle e nel 2011 si teme il peggio

C’è l’incognita dell’autonomia fiscale delle Regioni per i tagli operati dallo Stato

ROMA – Uno studio dell’Ocse presentato in questi giorni conferma che è salita nel 2009 la pressione del fisco in Italia: lo scorso anno è cresciuta al 43,5% del Prodotto interno lordo rispetto al 43,3% del 2008. Un risultato che consente all’Italia di superare il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e scalare di un posto la classifica dei paesi dove maggiore è l’incidenza delle entrate rispetto al Pil. Prima della penisola nel 2009 si sono collocate solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%).

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Oltre al terzetto di testa, i paesi che hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40% rispetto al Pil, sono: Australia, Belgio, Finlandia, Francia e Norvegia. Il Messico con il 17,4% di peso fiscale rispetto al Pil e il Cile con il 18,2% hanno registrato nel 2009 la più bassa pressione fiscale dell’area, seguite da Stati Uniti (24%) e Turchia (24,6%). Rispetto alla maggior parte dei paesi che hanno visto dal 2008 al 2009 una diminuzione della pressione, ci sono paesi, come la stessa Italia, in cui il peso del fisco nell’anno è cresciuto. Gli incrementi più consistenti si registrano in Lussemburgo (dal 35,5% del 2008 al 37,5% del 2009) e in Svizzera (dal 29,1% al 30,3%).

In attesa di conoscere i dati del 2010, salvo sorprese, il trend italiano non sembra destinato a invertire la rotta nel 2011. Il prossimo anno, infatti, la pressione fiscale dentro i nostri confini potrebbe crescere ulteriormente se le regioni, province e comuni decideranno in qualche modo di compensare con nuovi tributi locali i tagli imposti dalla legge di stabilità appena approvata dal Parlamento.

Secondo uno studio della Cgia di Mestre i tagli agli enti locali e territoriali toccheranno la quota di 6,3 miliardi di euro. Le regioni saranno le più colpite (4,55 mld), seguite dai comuni con più di 5.000 abitanti (1,5 mld) e dalle province (300 milioni). L’analisi Cgia rivela che i sacrifici maggiori saranno chiesti ai cittadini delle piccole realtà regionali, mentre quelli delle regioni a statuto speciale, ad esclusione dei valdostani, saranno meno penalizzati.

In termini procapite, i tagli più consistenti si abbatteranno sugli enti locali della Basilicata (191 euro in meno pro capite), Valle d’Aosta (-190 euro) e Molise (-177 euro); seguono Umbria (-142 euro), Abruzzo (-131 euro). “Le autonomie locali – ha detto Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia – saranno colpite tutte indistintamente. Equità vorrebbe, invece, che a pagare i maggiori sacrifici fossero quegli enti che nel recente passato hanno gestito in maniera disinvolta i propri conti pubblici”. Ma sembra che il principio sia duro da far accettare dai “colpevoli”.

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Pubblicato il
29 Dicembre 2010

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