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Passà ‘a nuttata?

LIVORNO – A qualcuno sembrerà un paradosso, ma mentre il mondo – e insieme il nostro piccolo mondo personale – combatte giornalmente con la pandemia, il pendolo dei meccanismi quotidiani alla base della società continua a funzionare. Sui porti non solo le navi arrivano e partono, le file dei TIR si snodano con pazienza, i treni-blocco ansimano, i varchi doganali rimangono permanentemente intasati. Insomma, una doppia visione: un paese dove si trema individualmente ma ci si dà da fare con impegno e direi feroce determinazione. La scienza statistica ci aiuta: l’economia va avanti a scossoni, ma va avanti. Si muore, ma la morte fa parte della nostra esistenza. Non muoiono, per fortuna, le iniziative, gli impegni, le proposte. Dove se ne va un vecchio, subentrano giovani, in genere altrettanto o più preparati. Coraggio, come dicono i saggi napoletani. “‘Hamo a passà a’ nuttata”.

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Non ci stupisca, non ci deve stupire, il florilegio di convegni, di webinar, di dichiarazioni più o meno ex cattedra, che accompagna questi tempi. Quando le certezze traballano, interrogarsi e interrogare fa parte della natura umana. Come lo è criticare la catena di comando. Il vecchio e abusato detto marinaresco (già altre volte citato) sintetizza la filosofia: “Chi è in mare naviga, chi è a terra critica”. Non assolve, ma può giustificare. Quello che però suona positivo è che la grande macchina della realtà continua a girare. Torno a bomba: le navi navigano, i TIR viaggiano, le merci arrivano. Come qualcuno sottolinea in queste stesse pagine, c’è uno sforzo collettivo, che domani interesserà anche la distribuzione delle medicine, che esula dalle chiacchiere e dimostra quali settori siano davvero determinanti perché la pandemia non diventi l’anticamera dell’inferno sociale: dove pochi diventano sempre più forti e molti non se la cavano più.

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Come sapete, scriviamo da Livorno, un tempo Città Felix di una Felix Toscana. Oggi, sul porto ma anche sul territorio, ci sono problemi che niente hanno a che fare con il Covid. Le raffiche di ricorsi al TAR vinti contro l’AdSP confermano che qualcosa in meccanismi programmatori dell’AdSP è stato sbagliato. E non qualche dettaglio, ma la pianificazione del porto. Sintomatico che nella stessa programmazione, a Piombino non ci siano problemi. Vorrà dire che uomini diversi nello stesso sistema possono fare la differenza? In genere si colpiscono vertici, che sono di fatto i responsabili ultimi: ma chi ha preparato loro le carte, facendoli sbagliare? Affido solo banali osservazioni a chi ha voglia di interrogarsi. Perché qui non si tratta di “Passà ‘a nuttata” ma di capire anche per domani.

Antonio Fulvi

 

Pubblicato il
11 Novembre 2020

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