Morte di Italo, la Storia cambia pagina dopo quasi mezzo secolo di scelte geniali

L’ex console della Compagnia portuale dall’intuizione del container alla cooperativa-impresa e alla galassia delle società operative, ha saputo creare un sistema unico a livello nazionale

Italo Piccini con il figlio Roberto

LIVORNO – Si è spento venerdì notte Italo Piccini, ex console storico della Compagnia lavoratori portuali, l’uomo che – per un anime riconoscimento – ha fatto grande la storia del porto anche a livello internazionale. Aveva 83 anni ed era stato colpito un anno fa da un devastante tumore a un polmone, contro cui ha lottato fino all’ultimo senza mai cedere con l’appoggio incondizionato del figlio Roberto – presidente della Port Authority – e dell’intera famiglia. I funerali si sono svolti l’altro ieri, lunedì, dalla camera ardente nel Palazzo del Portuale (visitata dalle massime autorità cittadine e da centinaia di lavoratori) al cimitero della Misericordia.

“E’ stato un leader – dice in una nota ufficiale la Compagnia Portuale di Livorno – un grande oratore, a cui va il merito di aver compiuto grandi scelte per lo sviluppo del porto di Livorno e per l’intera comunità portuale. Ma soprattutto un grande Uomo. Generoso, tenace, forte, nemico delle avarizie, delle perplessità e delle titubanze.

“Questo è stato Italo Piccini, il cui impegno politico e sociale, la lungimiranza, la formazione e la costruzione di intelligenze, hanno fatto crescere l’organizzazione dei lavoratori portuali e impresso un segno distintivo e indelebile.

Eletto console dell’allora Compagnia Lavoratori Portuali nel 1963, Italo Piccini ha guidato il porto di Livorno fino al 1989, anno in cui la CLP fu commissariata dal ministro Prandini.

“Ventisei anni di continua crescita caratterizzati dall’idea di abitare un’organizzazione di lavoro nella quale gli interessi del porto coincidevano con quelli di tutti i lavoratori e la consapevolezza di percorrere una strada di emancipazione lavorativa e sociale e di lavoro autogestito, condizione di libertà ed autogoverno, hanno scritto la storia di Livorno.

“Un sistema di riferimenti simbolici e pratici radicati nell’esperienza e nella memoria collettiva dei portuali che hanno contribuito al progresso del porto ed all’emancipazione dei lavoratori stessi. Questi ed altri elementi, in particolare l’orgoglio ed il senso di appartenenza assieme alla volontà di riscatto sociale, hanno rappresentato in forma diretta ed indiretta la storia della Compagnia Portuale sotto la guida di Italo Piccini, inserendola a pieno titolo nella vita sociale e politica della città.

“Vanno a lui le scelte che hanno fatto di Livorno un porto all’avanguardia, – conclude la nota della CPL – in primis l’intuizione del container e la nascita di una vera e propria “cooperativa impresa” (CILP, di cui fino all’ultimo, nonostante la malattia, Italo Piccini ha continuato a ricoprire il ruolo di amministratore delegato), braccio attraverso il quale la Compagnia partecipa ai vari terminal del porto”.

Alla grande famiglia di Italo, a tutti i lavoratori delle banchine, ai dirigenti della Compagnia, al porto ed alla città, giungano le più sentite condoglianze del nostro giornale.

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