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Ai margini della tragedia al Beverello

NAPOLI – Bisogna riconoscerlo: la sfiga non guarda in faccia a nessuno. Ma quando è troppo, è davvero troppo.

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Forse non lo sapevano, quei due poveretti che l’altra mattina al molo Beverello di Napoli si sono lanciati in acqua con l’auto affogandoci dentro: anzi, certamente non lo sapevano, che per il presidente dell’Authority Dassatti sarebbe stata un “replay” di un incubo. Proprio quando Dassatti era comandante della Capitaneria di Livorno, un’auto finì in acqua per una manovra errata e la tragedia gli costò – da responsabile indiretto della sicurezza portuale –  una lunga fase processuale che a un certo punto rischiò addirittura di costargli la carriera. Fu assolto perché non aveva colpe, ma chi gli fu vicino ricorda ancora la sua personale sofferenza per la tragedia, che non fu cancellata certo dalle conclusioni dell’inchiesta.

Adesso ci risiamo: e anche se di nuovo non sembrano esserci responsabilità o negligenze da parte dell’Authority – i giornali hanno parlato di probabile suicidio del conducente dell’auto, che avrebbe cercato un varco nelle protezioni in banchina – per Luciano Dassatti è il ritorno in un incubo, il riapparire dei fantasmi. Perché la vita umana è sacra e Dassatti, nella sua lunga carriera di ufficiale di marina e poi delle Capitanerie, l’ha sempre considerata come il primo valore da difendere, a qualsiasi costo.

Ovviamente è partita un’inchiesta della magistratura. Ovviamente non possiamo certo anticipare le sue conclusioni. Ovviamente le rispetteremo. Ma ci preme intanto manifestare al presidente dell’Authority di Napoli, e prima ancora all’uomo Luciano Dassatti, la nostra amichevole solidarietà in un momento così spiritualmente difficile.

A.F.

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Pubblicato il
5 Febbraio 2011

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