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Assoporti, i conti in rosso e se escono altri, il crollo

Gli equilibri tra costi e ricavi stanno saltando con la già annunciata cancellazione di Trieste nella voce contributi – Quanto versano oggi gli scali iscritti e quali sono le voci di spesa

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ROMA – Il ciclone Maresca, che si è abbattuto su Assoporti, sta aprendo la strada a molte considerazioni. C’è chi scalda i motori per difendere l’associazione delle Autorità Portuali, ricordando che specie nel passato ha svolto ruoli fondamentali: ma c’è anche chi, visto che qualcuno pensa di seguire l’esempio triestino e di tagliare il cordone ombelicale, ha cominciato a fare i conti. E li sta mandando in giro: con l’ovvio risultato di dimostrare che Assoporti forse oggi conta poco a livello di governo, ma ha un’indubbia “potenza di fuoco” economica grazie ai ricchi contributi versati da 23 Autorità Portuali e da 10 Camere di Commercio e aziende speciali.

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Le tabelle che siamo in grado di pubblicare evidenziano anche un elemento abbastanza sorprendente: il bilancio preventivo Assoporti per il 2011 è in deficit: contro un totale di contributi associativi per 1 milione e 331 mila euro (più spiccioli) le spese previste sono di 1 milione e 368 mila euro (più i soliti spiccioli). Il disavanzo è relativamente modesto visto le cifre in ballo, 37 mila euro: e probabilmente verrà coperto con iniziative ad hoc: i soliti convegni (in bilancio si prevede di spendere 78 mila euro su questa voce, ma forse ci sarà anche un corrispettivo di entrate) e magari qualche ingresso tra i soci, visto che oltre le Authorities ci sono uno spolverio di altre associazioni (Camere di Commercio, aziende portuali, associazioni: si veda la tabella dei contributi associativi). Altra considerazione: Trieste “vale” nell’anno un contributo di circa 80 mila euro, e il suo presidente Maresca ha già detto che non li verserà. Se dovessero uscire anche Ancona (44 mila euro circa) o addirittura Napoli (62 mila euro circa), per non parlare di altri, sarebbe un collasso. E parliamo solo dell’aspetto economico, perché di quello politico si è parlato e si parla già a profusione in altre sedi.

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Pubblicato il
16 Febbraio 2011

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