Il Censis sull’economia del mare: orgoglio privato, ma il pubblico frena

Il cluster marittimo continua a dare un significativo contributo al Pil ma sconta la carenza di strutture – Intanto arrivano i cinesi per finanziare navi italiane da costruire a Jangsu Y.

Paolo d'Amico

ROMA – Nel paese di Machiavelli, si conferma un eccesso di diagnosi ma anche una carenza di terapie. E’ quanto emerge ancora una volta dal profluvio di “report” – da cui non va esente anche l’Unione Europea – che interessa la logistica, lo shipping, i trasporti marittimi. Con alcuni rapporti di pregevole ed aggiornato contenuto – si veda quello del Censis presentato ieri nella capitale, suddiviso anche per Regioni, nell’incontro al Cnel sull’”Economia del Mare” per la Federazione del Mare di Paolo d’Amico – ed altri troppo spesso carenti di aggiornamenti, o squilibrati per settore. E le terapie? Difficili per i privati lasciati da soli, vaghe e fumose quelle della parte pubblica. Si naviga a vista.

Nella seduta di ieri al Censis, come spesso accade, i troppi iscritti a parlare hanno pressoché impedito quel forte dibattito con il pubblico – costituito dal Gotha del comparto – che è sempre il metro dell’interesse concreto sui singoli argomenti.

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