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Deterrente a punti o più serietà?

GENOVA – Se n’è parlato a più riprese anche al recente salone internazionale della nautica: istituire cioè il deterrente dei punti da sottrarre alla patente anche per la nautica. Il commento del comandante generale delle Capitanerie, ammiraglio Marco Brusco, in merito è stato caustico: “Una puttanata”. Ovviamente, commento strettamente personale e non ufficiale.

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Sta di fatto che anche il responsabile della comunicazione della Guardia Costiera, capitano di vascello (Cp) Vittorio Alessandro, si è trincerato dietro un più diplomatico “no comment” ma si è detto molto perplesso. Nel senso che i primi a non credere sull’efficacia del provvedimento – sul quale insistono alcuni parlamentari – sono proprio coloro che dovrebbero controllare. E che avrebbero l’ennesima rogna in più: con pochi uomini, pochi mezzi e un’enormità di compiti in continua crescita.

La sintesi del pensiero della Guardia Costiera sull’argomento patente a punti è questa: quasi il 90% delle barche che circolano lungocosta d’estate sono condotte da chi non ha la patente, quindi il deterrente per loro non esisterebbe; e anzi si creerebbe una discriminante ingiusta, applicando la sanzione solo ai pochi patentati. Inoltre il deterrente ai comportamenti irresponsabili – o peggio ancora, criminali – esiste già, perché le sanzioni italiane sono tra le più dure, che in alcuni casi coinvolgono anche il penale Infine: andrebbe formulata tutta una nuova casistica, che non può aver riferimento con le sanzioni sulla strada, in relazione ai tipi di illecito: Che dovrebbero essere “colti sul fatto” perché per mare non ci sono né autovelox, né tutor, né pattuglie sguinzagliate. Fatalmente si colpirebbero solo quelli che navigano lungocosta, all’ingresso e all’uscita dai porti e porticcioli: esattamente quella tipologia di utente che per nove decimi la patente non ce l’ha. Infine c’è un altro problema: ad oggi non esiste un’anagrafe nazionale delle patenti nautiche: nel senso che a Civitavecchia non sanno quali e quante sono quelle rilasciate a Livorno e così via per le altre Capitanerie. Non ne parliamo poi dello scambio di dati con le Motorizzazioni, che rilasciano anch’esse patenti nautiche (sia pure solo quelle entro 12 miglia). Buio assoluto, come se si trattasse di un altro paese.

E allora? Allora, secondo le Capitanerie – e non solo loro – il problema non è dotarsi di altre grida manzoniane, di difficile applicazione e suscettibili di infiniti contenziosi – quanto di insegnare davvero a chi va per mare un minimo di cultura nautica.  Meglio prevenire che reprimere. Fino ad aver coniato uno slogan, che come tutti gli slogan è ingiusto per chi fa bene il proprio mestiere ma rende l’idea: invece della patente a punti, facciamo si che venga rilasciata una patente seria; fatta non solo di quattro nozioni e una prova pratica da ridere, ma che insegni davvero qualcosa. Si può, o è anche questo pura utopia?

A.F.

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Pubblicato il
2 Novembre 2011

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