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“Marines” italiani già sulle navi e presto arrivano i “contractors”

Non vengono forniti i nomi delle navi che hanno a bordo i militari per non dare notizie allo spionaggio dei somali – E sta procedendo anche una normativa per team civili armati

ROMA – In silenzio quasi totale, e con molte remore anche a fornire informazioni generali, è partito l’imbarco dei team militari sulle navi mercantili dirette in aree a rischio pirateria. Si tratta di piccoli nuclei di “marines” italiani del San Marco che hanno avuto una breve preparazione supplementare relativa allo specifico teatro d’impiego.


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Sia Confitarma, sia lo stato maggiore della Marina Militare non forniscono ovviamente i nominativi delle navi che hanno a bordo i militari. “Sarebbe controproducente non tanto per la loro sicurezza – riferisce un portavoce di Confitarma – quanto per quella delle navi che invece non li hanno. Visto che la pirateria somala è ormai tecnologicamente avanzatissima specie sul piano dell’informazione, opera su Internet con capacità che destano davvero meraviglia, ha uno suo sito ufficiale (www.somaliareport.com, n.d.r.) e dispone quasi certamente di uno spionaggio nei principali porti di armamento europei”.

Il problema è che per la stessa ammissione dello stato maggiore della Marina, i “team” militari disponibili sono relativamente pochi, e non bastano nemmeno per il 10% delle navi i cui armatori hanno fatto richiesta. Per cui si sta lavorando, a livello di governo, per una nuova normativa che consenta anche alle navi italiane di imbarcare “contractors” armati: cioè gruppi di specialisti, in genere riferiti ad agenzie di sicurezza, con l’autorizzazione a portare armi da difesa sulle navi mercantili. Non è una faccenda semplice, dicono ancora in Confitarma, perché lo status di una nave mercantile per il diritto internazionale non prevede la possibilità di avere personale armato: e la cosa si complica per le unità che devono fare scali intermedi in paesi terzi, Occorre dunque una normativa apposita che sta andando avanti faticosamente, in tempi che non si riescono ad accorciare malgrado la dichiarata buona volontà generale.

I “contractors” armati che la stessa Confitarma sollecita, sono altra cosa dagli specialisti – anch’essi di agenzie specializzate nella sicurezza – che a bordo della cisterna “Montecristo” della Dalmare (Gruppo D’Alesio di Livorno) riuscirono a sventare il sequestro al largo dell’Oman adottando la procedura di chiudere tutto l’equipaggio nella cittadella blindata della nave, da dove interferirono anche sui comandi della direzione e della propulsione, favorendo così l’intervento delle forze speciali militari dell’area. Ma questo tipo di specialisti – assolutamente non armati – possono operare solo sulle navi più moderne, munite cioè di “cittadelle”. Ed hanno modalità di impiego che verranno spiegate in dettaglio lunedì 23 gennaio nella riunione speciale del Propeller’s Club livornese, durante la quale sia personale di bordo della “Montecristo” sia lo stesso armatore Nello D’Alesio rifaranno la storia del sequestro: uno tra i più brevi in assoluto grazie proprio alla “cittadella” e alla professionalità del personale di bordo e del “team” di sicurezza.

A.F.

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Pubblicato il
11 Gennaio 2012

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